Vince il no sociale, segnando la vittoria della mobilitazione costruita anche a partire dai territori che si sono mobilitati il 14 marzo coordinandosi per opporsi a questo governo della devastazione ambientale e della guerra. Una mobilitazione che ha dimostrato la natura politica di questo voto e una nuova disponibilità e capacità di mobilitazione del paese. Riportiamo il comunicato congiunto delle realtà ambientaliste e territoriali a seguito della giornata del 14 marzo.
“Il 14 marzo siamo scese in corteo per il No Sociale come realtà ambientaliste e territoriali, per ribadire il nostro dissenso nei confronti di un governo che sta rendendo invisibili e devastando aree intere di questo Paese.
Un NO chiaro e forte dal Nord al Sud, da chi si batte da decenni contro le opere ecocide come la TAV e il Ponte sullo Stretto (passate di governo in governo e che con questo stanno trovando un momento di grande accelerazione), a chi fa fronte tutti i giorni alla repressione delle battaglie territoriali eppure continua a resistere, com’è accaduto nelle ultime settimane a Bologna.
Un NO che viene da chi si batte contro queste politiche energetiche, che hanno usato la finta transizione ecologica solo come nuovo volano di speculazione con l’insediamento di servitù energetiche nel Sud e che ora, con la corsa al riarmo guardano nuovamente al fossile con il ritorno delle trivellazioni in regioni come la Basilicata, e al nucleare – una scelta di questo governo e dell’UE, di cui vogliono scaricare il peso sul nostro presente e sulle future generazioni.
Abbiamo costituito uno spezzone ecologista popolato da chi abita i quartieri, dalle province e dalle aree interne dell’Italia che, silenziosamente, vengono minacciate dallo spopolamento. Chi abita questi luoghi sa benissimo che ogni “emergenza”, terremoti, alluvioni, frane e crolli, è un’occasione per militarizzare lo spazio abitato, per mettere in campo politiche di espulsione e minare qualsiasi tentativo di organizzazione dal basso. È testimone di questo la Calabria dove, nelle ultime settimane, cicloni e alluvioni hanno devastato interi territori: comunità isolate, infrastrutture al collasso, nessuna messa in sicurezza avviata. L’ennesima prova di come il dissesto idrogeologico venga lasciato marcire mentre si finanziano riarmo e grandi opere inutili.
Lo spopolamento, che qualcuno ha programmato, teorizzandolo, è la piaga di un Paese che incentiva le persone ad abbandonare aree rurali e montane per permettere una migliore riuscita di progettazioni dannose, con la nascita di opere nocive come discariche, biodigestori e inceneritori inutili e pericolosi, l’implementazione di opere infrastrutturali per un migliore sfruttamento delle risorse, come il progetto di Raddoppio dell’Acquedotto del Peschiera. E ancora opere che devasteranno i territori di Latina, con il corridoio Roma-Latina o quelle dentro la città di Roma, come lo Stadio della Roma, motori di profitti privati con impatti devastanti sulla salute della città metropolitana. O la progettazione di un territorio della Sabina sempre più simile a ciò che è accaduto nel viterbese, provincia inquinata da pesticidi, arsenico, tutte conseguenze di una pianificazione di sfruttamento e messa a valore delle aree extra metropolitane.
Abbiamo individuato il nemico in questo governo quello che ha più investito per sfruttare e devastare, dentro e fuori da questo Paese. Il 29 novembre siamo scesi in piazza per denunciare una finanziaria che ha tolto tutte le risorse alla tutela dei territori, al contrasto al dissesto idrogeologico, e le ha investite in riarmo e opere inutili – basti pensare alla destinazione di 2,5 milioni di euro in alcune aree appenniniche e alpine, per la costruzione di bacini di innevamento artificiale, inquinanti e depauperanti delle risorse idriche dei territori. Oggi continuiamo ad accusare un governo complice di Israele e che ha contribuito all’ecocidio in Palestina e di molte altre aree dell’America Latina, con il mantenimento degli accordi che ha ACEA, e i suoi soci, con la multinazionale israeliana Mekorot, responsabile del furto d’acqua alle popolazioni gazawi nei territori occupati della Palestina, che oggi si ritira dalle regioni cilene del Biobío per aver tentato un nuovo furto delle risorse idriche e organizzato una truffa ai danni dei soggetti pubblici.
Proprio questo governo, in congiuntura politica con regioni sempre più governate dalle destre, oltre che comuni governati dal centrosinistra, svende ai privati acqua, suolo, terre, demani collettivi. Sono amiche del governo le amministrazioni targate PD che hanno contribuito a realizzare queste operazioni a danno degli abitanti, come lo sono (per citare qualche esempio) la Giunta Gualtieri della città metropolitana di Roma e la Giunta Lepore a Bologna.
Questi soggetti, al servizio di interessi privatistici transnazionali e seguendo pedissequamente le direttive europee, oggi impongono sulla nostra pelle e su quella dei popoli del mondo queste politiche di rapina. Senza dimenticare la Giunta Lo Russo che, totalmente genuflessa alla politica dei Grandi Eventi, dimostra un totale disinteresse per l’ambiente. E la nostra voce come “territori sotto attacco” è quella consapevole che su di noi si riverserà l’impatto ecologicamente più devastante ed irreversibile di queste opere, e sui luoghi che abitiamo si sperimenteranno forme di estrattivismo e pianificazione della vita sociale, in connivenza con i governi genocidari che seminano morte e devastazione altrove.
La nostra mobilitazione non finisce qui: diciamo No al referendum, continuiamo a fare rete, organizzarci sui territori e scendere in piazza per bocciare questo governo.”
