Pubblichiamo l’opuscolo “La devastazione ambientale è un’arma del sionismo – Voci da un viaggio in Palestina contro l’ecocidio di Israele”, come primo resoconto di un recente viaggio nei territori occupati in Cisgiordania con l’obiettivo di continuare ad ampliare ed alimentare il dibattito sull’utilizzo mirato della distruzione della Natura e della privazione della sovranità alimentare a scopo genocidiario da parte di Israele.
Questo opuscolo nasce con l’intento di approfondire l’uso della devastazione ambientale, con cui da decenni Israele priva il popolo palestinese di risorse, salute e mezzi di sussistenza come strumento del proprio progetto coloniale e genocidiario.
Lo fa tramite l’esproprio delle terre, la distruzione sistematica di aree agricole e urbane – dalle incursioni mirate volte a danneggiare specifiche attività, alle massicce operazioni militari, che li rendono invivibili e difficilmente bonificabili anche a causa dell’utilizzo di armi chimiche come il fosforo bianco.
Ma lo fa anche anche con il sequestro delle risorse idriche, col controllo improprio sul fiume Giordano, e con l’estrazione illegittima del gas al largo di Gaza- operazioni condotte da Israele tramite il coinvolgimento diretto o la complicità di colossi occidentali anche italiani, come ACEA ed ENI. Quanto Israele porta avanti, con la complicità dell’Occidente, è un ecocidio finalizzato al genocidio, volto a minare le basi della sopravvivenza del popolo palestinese.
La possibilità di indagare aspetti specifici di queste politiche, ma soprattutto della resistenza opposta strenuamente dai palestinesi, si è presentata nelle ultime settimane grazie a un’esperienza diretta in Cisgiordania. Durante questo viaggio, siamo potuti entrare in contatto con gli abitanti dei territori occupati, agricoltori, attivisti ed esperti impegnati nello studio e nella lotta alla devastazione ambientale in Palestina.
Un racconto necessario in un periodo in cui le organizzazioni contadine sono più che mai sotto attacco, come hanno dimostrato ancora una volta i raid israeliani del 1° dicembre: perquisizioni negli uffici, distruzione delle banche dei semi (raccolte di valore inestimabile per la Palestina) e arresto di esponenti di un’organizzazione affiliata a La Via Campesina – tutte azioni mirate a minare la sovranità alimentare palestinese e l’attivismo contadino.
Per questo motivo, insieme a tante organizzazioni contadine e sociali, abbiamo sottoscritto un appello per il rilascio dei prigionieri, e stiamo coinvolgendo vari territori in una campagna di solidarietà che tramite l’informazione e la messa in campo di azioni simboliche e concrete (di cui fa parte la pubblicazione di questi materiali) continui a mantenere alta l’attenzione e la mobilitazione. Continuiamo a Coltivare Resistenze, dalla Palestina ai nostri territori.
Con i contributi di:
- Associazione Rurale Italiana – membro de La Via Campesina
- Jamal Talab Al Amleh – Land Research Center
- Jamal Juma – Stop the Wall Coalition
- Mazin Qumsiyeh – Palestine Institute for Biodiversity and Sustainability
