Realtà ambientaliste e territoriali per il NO sociale al governo della devastazione ambientale – Verso la piazza del 14 marzo a Roma

Si è tenuta il 1 marzo un’assemblea nazionale insieme a tante realtà che hanno riempito di motivazioni e contenuti il No sociale al Governo da parte degli ambientalisti e dei territori.

Abbiamo infatti chiarito da subito che per noi il no al referendum non è una questione tecnica o istituzionale. Sebbene la riforma costituzionale rappresenti per il governo un ulteriore tassello nei processi di accentramento decisionale e di smantellamento delle più basilari istituzioni democratiche a discapito delle classi popolari, ciò non significa schierarsi a difesa di una magistratura che, lo sappiamo bene, raramente è alleata delle lotte sociali e ambientali.
Si tratta invece della necessità di dare una spallata a un governo che rappresenta oggi uno dei principali motori della torsione autoritaria, della guerra, della fine dei diritti sociali e civili e della devastazione ambientale.
Le ragioni di questo NO affondano nella sistemica devastazione dei territori che questo modello di sviluppo continua ad alimentare.

Tanti i temi emersi:

Le cosiddette “aree interne” vengono progressivamente ridotte a serbatoi di risorse da sfruttare e territori da svuotare. Dall’Appennino al Sud Italia si moltiplicano progetti di estrazione di acqua e combustibili fossili, trivellazioni petrolifere, impianti sciistici e bacini di innevamento artificiale, grandi opere in mano a fondi speculativi o alla criminalità organizzata.

Cresce l’impunità delle grandi multinazionali responsabili di questa devastazione, come dimostra il caso ENI, che continua ad agire senza conseguenze.

Parallelamente le grandi città diventano il luogo in cui si accumulano gli effetti del collasso ambientale aggravato da scelte politiche irresponsabili: fragilità idrogeologica, aumento delle temperature, cementificazione, consumo di suolo e spreco dell’acqua pubblica. Opera ormai apertamente il partito unico del cemento, che dalla destra al centrosinistra governa territori e metropoli attraverso lo stesso modello di sviluppo.

Grandi opere, grandi eventi e commissariamenti diventano strumenti per accelerare processi speculativi, aggirare vincoli ambientali e svuotare ogni reale possibilità di decisione democratica. Questo sistema si regge sempre più spesso su poteri straordinari, decreti sicurezza e strumenti repressivi utilizzati per neutralizzare il dissenso di chi si oppone alla devastazione dei territori.

Lo dimostrano le vicende di questi giorni a Bologna, dove per due giorni consecutivi la polizia ha caricato e sgomberato con la forza un presidio popolare nato per difendere un parco dalla devastazione. Il bilancio parla di numerosi feriti, nove fermi e tre persone portate in carcere con misure preventive. Non si tratta di un episodio isolato, ma della conseguenza di anni di politiche securitarie passate attraverso i decreti sicurezza pensati esplicitamente per colpire le lotte territoriali e i movimenti ambientalisti.

Tutto questo si accompagna a un sistematico definanziamento delle politiche di prevenzione e messa in sicurezza dei territori, confermato e aggravato da una legge di bilancio che destina risorse crescenti alla spesa militare mentre lascia i territori sempre più esposti e vulnerabili. Queste sono le conseguenze dell’economia di guerra sui territori, che dal Piemonte alla Sicilia vengono sempre più attraversati da corridoi e snodi della logistica militare, infrastrutture strategiche e investimenti legati all’industria bellica.

In questo quadro si inserisce anche la strategia energetica del governo, a partire dal cosiddetto Piano Mattei. Il Mezzogiorno viene sempre più trattato come una grande area di servitù energetica, destinata a ospitare infrastrutture, hub e impianti funzionali ai fabbisogni energetici del resto d’Italia e dell’Europa. Il Sud è visto solo come una periferia da sfruttare, una colonia all’interno del paese, un territorio chiamato a produrre energia e a sopportare gli impatti ambientali mentre i benefici economici e industriali vengono concentrati altrove.

Un processo che si accompagna alla complicità di un governo non solo guerrafondaio, ma apertamente schierato a sostegno del progetto coloniale e genocida portato avanti dal governo israeliano, attraverso collaborazioni accademiche, industriali, energetiche e militari.

Su queste basi si fonda il nostro convinto NO al governo della devastazione ambientale, che riconosciamo come un governo nemico delle classi popolari, dei popoli e dell’ambiente. Per tutte queste ragioni le realtà ambientaliste e territoriali lanciano un appello alla mobilitazione verso la manifestazione nazionale del 14 marzo a Roma.Vogliamo portare in piazza le ragioni dei territori che resistono alla devastazione ambientale, alla militarizzazione e alla repressione. Vogliamo far emergere i tanti NO che attraversano il paese contro questo modello di sviluppo.

Invitiamo tutte le realtà territoriali, i comitati, le associazioni ambientaliste e chiunque voglia opporsi a questo modello di sviluppo a costruire insieme la piazza del 14 marzo e rilanciare la mobilitazione in ogni territorio. La difesa dell’ambiente, dei territori e dei diritti sociali passa oggi dalla capacità di costruire un fronte sociale largo contro il governo della guerra e della devastazione.

Ecoresistenze
No Tav Torino
Nicoletta Dosio
No Ponte Calabria
No Triv Basilicata
MuBasta (Bologna)
Collettivo Balia dal Collare (Rieti)
No Grandi Eventi (Torino)
No Corridoio Roma-Latina
No Bretella Cisterna-Val Montone
Rivista (lucana) Valori

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