DATA CENTERS – ancora devastazione ambientale tra speculazione privata e sovranità digitale europea

Un’espansione incontrollabile

La domanda elettrica globale dei data centers è in aumento vertiginoso: nel triennio 2026-2028, infatti, sono stati annunciati più di 80 progetti infrastrutturali, con cifre di investimento che superano il tetto dei 20 miliardi di euro. Il Nord Italia è il più saturo, con Milano capofila, eppure sarà a breve interessato da un investimento diretto di 8 miliardi per nuove infrastrutture tra Lombardi a e Piemonte, con sette nuovi data center tra Settimo Milanese e Cusago e uno a Trino Vercellese.

Le esigenze crescenti a fare da traino: intelligenza artificiale e “sovranità digitale” europea. 

L’ombra di questi progetti si espande quindi progressivamente più a sud iniziando ad interessare anche Bologna e Roma, tra progetti nuovi ed espansioni di data center già esistenti. È ben noto e in fase avanzata il progetto di ROM1 di Digital Realty vicino a Trigoria, su terreno di proprietà di ACEA, mentre più fumosa è la costruzione di un ulteriore data center sulla Tiburtina.

Data center di Aruba all’interno del tecnopolo tiburtino. Fonte diarioromano.it

L’inappellabilità dell’interesse strategico

Anche in questo caso, come collaudato da anni di provvedimenti speciali in vista dei “grandi eventi”, la devastazione ambientale è agevolata e promossa dal governo. Il recentissimo decreto “Bollette”, infatti, ha introdotto un procedimento unico autorizzativo per i data center che soppianta processi che precedentemente coinvolgevano, a giusta ragione, una serie di enti (dai Ministeri ai comuni) e di autorità tecniche che esercitavano funzione di controllo reciproco e bilanciamento. Ovviamente, anche rispetto ai data centers il governo non si fa mancare l’uso spropositato e ingiustificato di strumenti quali la delega legislativa e il commissariamento, ormai svuotati di ogni valore e ragione di esistenza, utilizzati solo per aggirare normative legittime e controllo popolare sulla costruzione delle grandi opere nocive.

Le nocività legate ai Data Centers

Nocive, perché il consumo idrico legato all’IA ha già superato la soglia delle migliaia di miliardi di litri all’anno, con proiezioni estremamente preoccupanti per il 2030. Come evidenzia l’ONU, infatti, la problematicità dell’IA e delle infrastrutture ad essa legate non sta solo nelle emissioni di CO2, bensì anche e soprattutto nell’impatto devastante che queste hanno sui territori e sulla risorsa idrica, senza tralasciare il non trascurabile dato dei milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati ogni anno dalle infrastrutture correlate all’IA, oltre a quello dei costi economici e sociali gettati sulle spalle degli abitanti dei territori e delle fasce popolari più svantaggiate economicamente. 

Il colpo di grazia alle aree interne

Non sono solo le principali città ad essere sotto assedio dei Data Centers, e lo testimoniano i progetti sempre più numerosi che si sviluppano esternamente alle metropoli.
Ne sono un caso le Marche, con il recente progetto di data center regionale ad Acquasanta Terme. Questo progetto, da quasi 3 milioni di euro, attinge al portafoglio del Commissario alla ricostruzione, sorprendendo per l’utilizzo di fondi pubblici destinati alla rinascita dei territori colpiti dai terremoti, che invece finiscono per finanziare nuove opere devastanti. Infatti, le aree dell’Appennino, che oggi, seppur in assenza di casa e servizi sociosanitari, educativi ed infrastrutture, per gli abitanti, si trovano a diventare “protagoniste del rilancio tecnologico e digitale del futuro”. Un futuro di quelle aree interne in cui si vede compiersi l’obiettivo dello spopolamento programmato che favorisca l’installazione di centrali, strutture nocive ed energivore.

Rendering del data center di Acquasanta Terme. Fonte regione.marche.it

Ancora il nucleare

È un contributo non indifferente alla costante crescita di richiesta energetica, che invece di essere messa in discussione si prova a soddisfare con quella che viene proposta ormai come panacea di ogni male: il ritorno alla fissione nucleare, come dichiarato esplicitamente da Pichetto-Fratin. Un ritorno insostenibile, inutile al contrasto al cambiamento climatico, e inoltre essa stessa bisognosa di alti costi idrici per il funzionamento. Ciò alimenta il circolo vizioso ecocida per il quale i crescenti investimenti nell’industria 4.0 e nell’economia dei dati portano alla necessità di maggiori risorse di calcolo, dunque di più di energia ed acqua, e a tale necessità si pensa di far fronte aumentando il drenaggio delle risorse naturali e investendo sul nucleare.

Il greenwashing

Allo stesso tempo le conferenze internazionali di settore, pur riconoscendo un problema che non si può più ignorare, si limitano a proporre soluzioni tecniche di becero greenwashing, siano esse utopistiche o del tutto insufficienti e “di compromesso”. In particolare, suscita perplessità il paradosso – emerso anche nella recente conferenza The Water Resources and Energy Systems – per cui l’AI sarebbe una sorta di alleata dell’ambiente, dal momento che garantirebbe l’ottimizzazione della gestione delle risorse idrica ed energetica, fornendo modelli di previsione energetica più precisi e garantendo la repentina identificazione di anomalie e guasti degli impianti eolici e fotovoltaici attraverso algoritmi di manutenzione predittiva. Insomma, dal momento che è impossibile ormai disconoscere la necessità di uno spostamento del mix energetico verso le rinnovabili per la loro ridottissima impronta idrica, si propone l’AI come “alleata” delle rinnovabili, come necessario strumento di potenziamento. Ciò, ovviamente, ignorando o mettendo tra parentesi i consumi idrici ed energetici spropositati che l’AI e le infrastrutture che le sono necessarie richiedono.

Un progetto di impulso europeo

Non dobbiamo dimenticare, infine, che il quadro qui tracciato risente fortemente della spinta propulsiva dell’Unione Europea verso il raggiungimento di una fantomatica “sovranità tecnologica e digitale”, concetto cardine di Horizon Europe, il Programma Quadro per la ricerca e l’innovazione 2028-2034. Il piano è volto esplicitamente a proiettare ancora di più l’UE nella competizione globale, col fine di colmare le enormi lacune che rendono l’Europa totalmente dipendente dagli USA per servizi cloud, sistemi operativi e tecnologie AI, e dalla Cina per l’approvvigionamento delle materie prime. È sempre più evidente come il progetto di adeguamento tecnologico dell’Ue, così come quello militare perseguito col ReArm Europe, inneschi una serie di meccanismi devastanti che si ripercuotono prima di tutto sui territori, che già subiscono le conseguenze più gravi di crisi climatica e scarsità idrica. Inoltre, il fatto che le risorse disponibili siano quasi sempre monopolizzate e gestite da soggetti come ACEA (i quali tra l’altro si fanno spesso promotori della costruzione dei data center) solo in funzione del profitto, rende più che mai necessaria una risposta conflittuale e decisa a un sistema che, procedendo dalle mire imperialiste europee fino ai sintomi più locali come il servilismo delle giunte comunali e regionali nei confronti dei privati, continua a voler prosciugare e devastare i nostri territori.

Una battaglia che portiamo già avanti

Come nel caso della contestazione al Tecnopolo di Bologna, un hub di ricerca di fatto asservito alle logiche del profitto e della guerra tramite una partnership con Leonardo S.p.A.1
Oltre a questo, spicca l’enorme impatto ambientale: un consumo paragonabile a quello di una città di 50mila abitanti e un fabbisogno idrico giornaliero di circa 500 metri cubi d’acqua. Espandere questi numeri a macchia d’olio su tutto il Paese, in un contesto in cui abbiamo visto i fiumi italiani ridursi a rigagnoli quest’estate, l’acqua sempre più razionata nei periodi più caldi, e città grandi come Torino andare incontro a blackout generalizzati durante le ondate di calore, vuol dire continuare a spingere l’acceleratore verso il baratro.

  1. https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/25_novembre_25/bologna-la-protesta-di-ecoresistenze-contro-cineca-e-tecnopolo-2e77b524-2585-4906-8844-e37e1213exlk.shtml ↩︎