Voci dalle Eco-Resistenze
In questa prima puntata della rubrica “Voci dalle Eco-Resistenze” – che raccoglie interviste, parole e racconti delle lotte ambientaliste da tutta Italia – intervistiamo “I Boschi che Resistono”, movimento in lotta contro la TAV Verona-Padova, che andrebbe ad incidere su due boschi vicentini (Lanerossi e Ca’ Alte) oltre che la salute degli abitanti.
Oltre alla nota linea dell’Alta Velocità Torino-Lione contro cui si battono da decenni ormai gli abitanti della Val di Susa, sono molti i territori nel Paese che si oppongono alle conseguenze del passaggio del TAV: devastazione ambientale, cementificazione, espropri e inquinamento – tutto a scapito della popolazione e a favore delle ditte appaltatrici.
Ma non è solo a beneficio di mafie e costruttori se queste opere vengono portate avanti. Un nuovo impulso arriva dall’Unione Europea, con una comunicazione della Commissione rilasciata a novembre che esprime la necessità di reperire fondi per il completamento della rete TEN-T (Trans-European Transport Network). Questa rete, che ha l’obiettivo di collegare le principali città europee con linee prevalentemente ad alta velocità, ha un’importanza strategica per l’UE in quanto parte di uno dei progetti di mobilità militare più ambiziosi lanciati nell’ambito della difesa europea.
A fronte delle recenti vicende che hanno interessato la lotta No TAV a Vicenza (dalla vittoria nella difesa del bosco Lanerossi, allo sgombero del Boscodromo, ai nuovi fronti di lotta aperti contro l’opera) abbiamo intervistato quindi alcuni militanti de I Boschi che Resistono, per approfondire la storia, i recenti sviluppi e le prospettive di una battaglia fortemente radicata nel territorio e che ha preso parte a percorsi di lotta nazionale – come dimostrato nelle recenti piazze che li hanno visti condividere le parole d’ordine contro Governo e finanziaria di guerra, per la Palestina, insieme alle tante eco-resistenze che da Nord a Sud si oppongono alla devastazione ambientale, alla militarizzazione dei territori e alla speculazione.
Quando e come è iniziata la lotta? Quali sono stati i momenti più significativi?
La lotta contro il TAV a Vicenza ha origine da molto prima della mobilitazione per il bosco Lanerossi, ma quest’ultimo ha dato nuova forza e visibilità alla protesta. A maggio 2024, centinaia di cittadini hanno iniziato a difendere il bosco Lanerossi, minacciato di abbattimento per i cantieri, con l’obiettivo di proteggere oltre 30.000 metri quadri di verde.
Un momento cruciale è stato l’ottenimento ufficiale del bosco Lanerossi come proprietà comunale, un risultato che ha dimostrato la potenza della mobilitazione collettiva. Questa conquista ha segnato un cambiamento significativo nella lotta contro il TAV, evidenziando come la determinazione della comunità possa influenzare le decisioni politiche e proteggere i beni comuni.
Nel corso della lotta, si sono dovuti affrontare anche i problemi delle famiglie espropriate dal progetto TAV. Molti residenti sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni, ma grazie all’intervento di ADL Cobas, è stato possibile garantire loro un alloggio, dimostrando la solidarietà della comunità nel sostenere chi si trova in difficoltà.
Parallelamente, la battaglia si è ampliata al bosco di Ca’ Alte, anch’esso sotto minaccia. La comunità ha mobilitato energie per proteggere questa area verde, consapevole dell’importanza di preservare non solo il Lanerossi, ma anche il bosco di Ca’ Alte per la salute ecologica del territorio e il benessere dei cittadini. Infine, dopo la vittoria al Lanerossi, si è verificato lo sgombero del Boscodromo, un simbolo della resistenza contro il TAV. In risposta, i cittadini hanno occupato il campo da calcio di via Corridoni, lanciando un messaggio chiaro a RFI: la comunità non ha intenzione di andarsene. Questa mobilitazione evidenzia come l’azione collettiva possa portare a cambiamenti concreti e rispondere a progetti considerati dannosi per il territorio e la salute dei cittadini.
Che impatto avrebbe il progetto TAV di Vicenza? Quali sono le maggiori criticità ambientali presenti nel vicentino?
Il progetto TAV di Vicenza comporta diversi aspetti negativi che influenzano significativamente le comunità e l’ambiente. In primo luogo, prevede l’esproprio di 200 famiglie e la demolizione di 35 edifici, alterando la composizione sociale dei quartieri.
Dal punto di vista ambientale, si stimano consumi di 360.000 litri d’acqua al giorno e l’abbattimento di boschi, come quello di Cà Alte, che riduce la biodiversità. Le concentrazioni di polveri PM10 potrebbero aumentare fino a 5 μg/m³ annualmente, con punte di 10 μg/m³, e le ancora più dannose PM2,5 rappresentano un rischio serio per la salute. Queste particelle possono penetrare nei polmoni e nel sistema circolatorio, causando malattie respiratorie e cardiovascolari.
In aggiunta, i livelli di rumore previsti superiori a 60 dBA e l’aumento del traffico, con 42 veicoli pesanti all’ora durante i lavori, contribuiscono a creare congestione e disagi urbanistici.
In sintesi, il progetto TAV non solo comporta costi economici, ma pone anche seri interrogativi sulla sostenibilità sociale e ambientale, richiedendo una gestione attenta e misure di mitigazione.
In che modo il TAV si lega con la militarizzazione dei territori?
Il progetto TAV si lega alla militarizzazione dei territori non solo attraverso l’operato di Webuild, ma anche tramite accordi strategici come quello tra RFI e Leonardo S.p.A., che prevede la priorità nel trasporto dei mezzi militari. Questo accordo indica chiaramente come le infrastrutture destinate al trasporto civile siano utilizzate anche per scopi militari, accentuando la militarizzazione dei territori interessati.
Tale scelta, assieme alla realizzazione del TAV, riflette una visione in cui gli sviluppi infrastrutturali non servono solo a facilitare il trasporto di persone e merci, ma diventano parte integrante di una strategia più ampia di proiezione della potenza militare e di controllo del territorio.
In questo contesto, il TAV non è solo un’opera controversa per il suo impatto ambientale e sociale, ma anche un elemento nel più ampio piano di militarizzazione, dove le opere pubbliche si intrecciano con le necessità delle forze armate. Questo approccio evidenzia ulteriormente come lo sviluppo infrastrutturale possa essere determinato da interessi economici e politici che trascendono le esigenze delle comunità locali, generando conflitti e tensioni in un panorama già carico di incertezze sociali e ambientali.
Che ripercussioni avrà la recente sentenza del TAR sul progetto e sulla lotta?
La recente sentenza del TAR ha avuto ripercussioni significative sul progetto TAV e sulla mobilitazione della comunità. Contrariamente a quanto riportato da alcuni media, nessun ricorso è stato bocciato; il TAR ha confermato che il ricorso rimane attivo e ha introdotto una clausola di riesame delle deroghe sul rumore dei cantieri. Se le segnalazioni di disturbi da parte dei cittadini aumenteranno, il comune dovrà rivedere le deroghe concesse.
Questa iniziativa è emersa in risposta ai forti rumori causati dai cantieri, in particolare durante l’infissione delle palancole nel maggio 2025, che hanno superato i limiti acustici già dannosi stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In sintesi, la sentenza del TAR ha rafforzato la lotta dei cittadini, sottolineando l’importanza delle segnalazioni e aprendo la strada per modifiche alle deroghe sul rumore, ponendo l’accento sulla necessità di una mobilitazione collettiva.
Come proseguirete la resistenza dal nuovo presidio?
La resistenza continua determinata anche dopo la demolizione del Boscodromo, con la creazione di un nuovo presidio nel campo da calcio abbandonato nel quartiere dei Ferrovieri. Questo spazio, un tempo dedicato alla socialità, viene restituito alla comunità per rilanciare il coinvolgimento e la partecipazione.
Una delle battaglie principali di questa resistenza riguarda la difesa del bosco di Ca’Alte, che copre 16.000 metri quadrati di verde, attualmente a rischio demolizione per la costruzione di un cavalcaferrovia, un’opera ritenuta ridondante poiché i collegamenti tra i vari quartieri sono già previsti nel progetto con altre opere di cementificazione (come per esempio il prolungamento di via dell’Arsenale). La comunità si mobilita per proteggere questo spazio vitale, considerato fondamentale per la salute ambientale e la qualità della vita nel quartiere.
Il nuovo presidio diventa un centro per le attività future, dove si potranno organizzare eventi, incontri e mobilitazioni contro il TAV e le opere dannose. Sebbene i cantieri avanzino e spazi sociali vengano cancellati, la comunità sceglie di ripartire da questo luogo, progettandolo insieme per riempirlo di relazioni, idee e iniziative.
La lotta si focalizzerà sulla difesa del territorio, contro la militarizzazione e la speculazione, dimostrando che la comunità non si arrende. Insieme, continueranno a resistere, affermando che il territorio non è in vendita e non è sacrificabile. La determinazione e la solidarietà resteranno al centro di questa nuova fase di mobilitazione, mirando a costruire un futuro sostenibile e condiviso.
Che impressione avete del ruolo delle resistenze ambientali nel grande ciclo di mobilitazioni vissuto questo autunno?
Le resistenze ambientali hanno avuto un ruolo fondamentale nelle mobilitazioni di questo autunno, come evidenziato dalla partecipazione della delegazione dei Boschi che Resistono al Climate Pride di Bologna il 12 aprile, dove è stato ribadito che giustizia climatica e giustizia sociale sono inseparabili.
Quest’anno abbiamo vissuto un’intensa attivazione della società, in particolare in solidarietà alla Palestina, rompendo la passività verso le crisi sociali e climatiche.
Dai partecipatissimi scioperi di settembre e ottobre alle manifestazioni del 28 e 29 novembre in diverse città italiane hanno portato alla luce le conseguenze della militarizzazione e della speculazione, unendo le voci contro la devastazione ambientale. Queste azioni rappresentano un segnale di presa di coscienza per le lotte ecologiste e un punto di partenza per una più ampia opposizione al governo e una solidarietà crescente verso le lotte sociali e ambientali.

