REPORT DELLA RIUNIONE: GUERRA E NUCLEARE – FERMIAMO LA TRANSIZIONE BELLICA ED ECOCIDA DI MELONI E UE!

ORGANIZZIAMO L’OPPOSIZIONE

Questo il titolo della riunione che si è tenuta il 18 luglio, che ha visto la partecipazione di esperti, professori, organizzazioni ambientaliste e comitati provenienti da tutta Italia.

Dopo un quadro iniziale rispetto al contesto attuale di crisi climatica ed escalation militare, ripercorrendo l’iter legislativo del DDL sul “Nucleare sostenibile” nel quadro del revival europeo della fissione, gli interventi hanno toccato un ampio spettro di temi.

Si è affrontato il tema dell’informazione, analizzando sia gli strumenti comunicativi che quelli tecnici necessari a portare avanti una contronarrazione efficace.

Importante l’analisi della natura intrinsecamente bellica della tecnologia, l’impossibilità di una gestione affidata al mercato, l’attenzione alla totalità della filiera dell’uranio e la rassegna delle tecnologie attualmente disponibili a fronte delle fandonie raccontate dal Governo – il tutto nel quadro di una necessaria riappropriazione della conoscenza tecnica e della ricomprensione delle questioni territoriali in una critica complessiva.

Questioni territoriali che sono state ben rappresentate dai comitati da varie regioni, che hanno affrontato le tante criticità che il nucleare già pone al livello locale, prima di tutto la questione delle scorie – sia illustrata da un punto di vista tecnico e che discussa politicamente.

Uno dei dati principali emersi è infatti come il peso di questa eredità tossica, che l’Italia riesce a malapena a gestire, rischi di ricadere su territori già colpiti dalle scelte guerrafondaie ed ecocide delle nostre classi dirigenti. Parliamo della Sardegna, già sottoposta alle servitù militari ed ora al nuovo giogo delle servitù energetiche; della stessa area del viterbese (in cui figurano 21 dei 60 siti per la possibile collocazione del deposito) in cui le attività locali già risentiranno di altre scelte ancora prese al livello europeo volte a favorire le grandi multinazionali, com’è il caso dei nuovi OGM; per arrivare alla zona di Taranto, ancora piagata dai veleni dell’ILVA.

Molte di queste aree, com’è stato ricordato, sono da tempo sottoposte a politiche (come quella dello spopolamento programmato) che vanno nella direzione generale di poter imporre con maggiore facilità opere impattanti, sottrazione delle risorse ed esternalizzazione delle nocività.

Questa discussione molto ricca ha trovato sintesi su 4 aspetti:

  • La truffa ecologica rappresentata dal nucleare, che non è “sostenibile” come afferma il Governo, e soprattutto non ci salverà dalla crisi climatica
  • L’eredità tossica del nucleare che già incombe sui nostri territori ma che pagheranno ancor più le generazioni a venire: materiali di scarto della lavorazione, agenti usati nel processamento, scorie
  • La natura dual use nel contesto di competizione internazionale, sempre più esplicita anche nel contesto europeo (con le dichiarazioni di Macron) e in quello italiano con le prese di posizione del Governo
  • La democrazia calpestata in tanti modi: dai vari escamotage per tentare di superare l’esito dei due referendum sul nucleare, alle modalità di imposizione delle scelte sui territori, al consenso bipartisan sul tema

La riunione si è quindi conclusa dandosi appuntamento ad un momento pubblico di iniziativa ad inizio autunno capace di articolarle ed approfondirle, e soprattutto di rilanciare la battaglia politica.

Ci rivolgiamo per questo a esperti, professori, attivisti, realtà ambientaliste e territoriali: per partecipare e contribuire scrivere all’indirizzo noddlnucleare@gmail.com