Il progetto di una funivia per raggiungere i forti di Genova dal centro della città minaccia il Parco della Mura da più di 5 anni. È un progetto nato dal ‘recovery plan’, con fondi del Piano Nazionale Complementare, annunciato dal Ministro della Cultura Franceschini (PD) e portato avanti sotto la giunta comunale di Bucci. La grande opera, nota come ‘Funivia del Lagaccio’, ha trovato da subito totale disapprovazione da larga parte degli abitanti, che si vedevano calata dall’alto una infrastruttura utile soltanto ai turisti, molto invasiva sulle abitazioni del Lagaccio, e dagli esiti sul territorio tutt’altro che trasparenti. Lo stesso percorso autorizzativo ha avuto diversi inciampi: nonostante la Regione abbia stabilito di non sottoporre il progetto a Valutazione di Impatto Ambientale, sono emersi molti problemi. Dalla mancanza di approfondimenti geologici segnalati da ARPA Liguria, alle numerose osservazioni inviate alla regione e rimaste inascoltate, financo alla autorizzazione da parte di UNESCO rispetto alla compatibilità dell’opera con l’area del centro.
L’opposizione a quest’opera, piena di incertezze e contraddizioni, ha trovato gambe nel lavoro del comitato Con I Piedi Per Terra, che è stato in grado di mobilitare i cittadini andando ben oltre la dimensione del quartiere, e impugnando anche una battaglia legale con quattro ricorsi al TAR. In breve, a inizio 2025 il progetto sembrava imbrigliato tra procedimenti giudiziari, incompatibilità con i criteri UNESCO per la tutela del sito delle Strade Nuove e la contrarietà non solo del Lagaccio ma di tutta la città, al punto che era scomparso pure dal programma del centrodestra.

La situazione però cambia drasticamente dopo l’insediamento della giunta Salis in Comune, nonostante che la sindaca, in campagna elettorale, si era pure opposta al progetto, e a maggio 2025 ha confermato che intendeva bloccare l’opera che ancora non aveva tutte le autorizzazioni necessarie. Tuttavia, la nuova giunta ha avviato la progettazione di una variante, giustificando la necessità di non poter annullare il progetto per via del costo insostenibile delle penali e del danno erariale che ricadrebbero sul Comune. Un teorema, delle penali e del danno erariale, smentito da Ermete Bogetti, ex procuratore regionale della Corte dei conti.
Così la nuova giunta ha rilanciato l’opera con un nuovo progetto che sposta il punto di partenza dalla Stazione Marittima al quartiere di Granarolo, per evitare il sorvolo dei palazzi del Lagaccio. Forse il quartiere di Granarolo sembra più sacrificabile, per i calcoli elettorali della giunta di sinistra, ma non sono di questa opinione gli abitanti, che si stanno organizzando in un nuovo comitato no-funivia. Infatti, la variante della funivia da Granarolo al Forte Begato risolve l’impatto del progetto iniziale che avrebbe attraversato un pezzo di città, ma sposta le restanti ricadute da un quartiere all’altro, sollevando anche ulteriori incertezze sulla funzionalità dell’opera. Il nuovo sistema prevederebbe il trasporto multimodale, con la cremagliera che porta a Granarolo e poi la funivia per arrivare a forte Begato. Ma la cremagliera storica ha già in programma dei lavori di consolidamento straordinari, e non è certo che si riesca a potenziare il servizio, che attualmente prevede soltanto una corsa ogni 40-60 minuti.

È emblematico che Silvia Salis avesse contestato il progetto del Lagaccio perché era “un’altra opera calata dall’alto della quale non c’è nessuna necessità”, per riproporre poi, da sindaca, una alternativa ancor più blindata sotto al ricatto delle scadenze, da un lato, e delle penali, dall’altro.
Attualmente è in elaborazione il nuovo Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica per la variante, cui dovranno seguire il progetto definitivo e quello esecutivo, ma il comune si propone di avviare i cantieri in un anno e completarli entro il 2029, per sottostare alla scadenza dei finanziamenti, già prorogata. Ma le contraddizioni sull’utilità e sulla gestione del sistema di trasporto non sono ancora risolte.
“Tra la stazione di Principe di Partenza e la stazione di Granarolo, ci sono diverse stazioni intermedie che non hanno un altro mezzo. Per le persone che abitano lì, una funivia da mille persone all’ora c’è il rischio che gli diventa pure un problema. E anzi, se coi soldi che dovremmo mettere per la funivia, raddoppiassimo la frequenza della cremagliera, allora diventa una cosa pubblica, un’utilità pubblica. Perché noi del quartiere tutti i giorni la adoperiamo per andare a scuola, a lavorare, a comperare e allora abbiamo un vantaggio” ci spiega Vittorio, abitante di Granarolo.
“In questo momento sembra che si voglia farla passare come un’opera di trasporto pubblico, mentre di fatto è mirata al turistico e quindi è una cosa diversa. Per definirlo trasporto pubblico, dimostrami che la comunità guadagna. Non mi puoi dire la comunità ne guadagna perché portiamo i turisti al Begato. Può darsi che guadagnino quelli che poi avranno un esercizio ai Forti, ma il resto della città non ci guadagna nulla.”
Con l’avvio della progettazione della variante lo scorso maggio, Salis ha annunciato anche l’intervento di valorizzazione del Forte Begato e del versante del parco con la costruzione di uno Sport Park a gestione privata (partenariato pubblico-privato) che vorrebbe diventare la seconda attrazione turistica della città dopo l’Acquario.
“Il bike park di fatto c’è già, nel senso che il pendio dal Begato verso al Lagaccio è pieno di sentieri percorsi dalle bici, che sono mantenuti da associazioni di volontari. Il problema è come portare su la gente, perché sulla cremagliera di Granarolo in questo momento ci sono soltanto 12 posti a sedere e le biciclette sono vietate. Se facciamo un parco sportivo per attirare biker e turisti, va bene, ma è disgiunta dall’utilità della funivia. Il biker fa la discesa e quando arriva in fondo vuole che ci sia di nuovo qualcuno che lo porta su, non può funzionare con il sistema cremagliera e funivia.”

A smascherare l’irrazionalità del progetto contribuisce anche la geografia delle alture, poiché la stazione di partenza a Granarolo sarebbe già a mezza quota rispetto al punto di arrivo, e c’è già una strada che collega Granarolo con il Forte Begato.
La situazione è ancor più paradossale e inaccettabile per gli abitanti che si vedono i drastici tagli alle corse e alle linee periferiche del trasporto pubblico, fatti dalla stessa giunta che si prodiga, nel mentre, per questo investimento da più di 40 milioni in una funivia classificata come trasporto pubblico, ma dalla funzione meramente turistica.
Quel che resta fuori dai conti della grande opera è l’inquinamento e gli impatti che riversa nel territorio: dall’inquinamento acustico e paesaggistico, agli impatti sulla flora e fauna, verificati sommariamente negli studi preliminari. Le ricadute saranno sulle spalle dei territori, già impattati dall’enorme urbanizzazione della città che ha assediato l’unico polmone verde rimasto, nel Parco delle Mura, dal passato industriale della città all’inquinamento del porto e delle crociere.

La continuità tra la giunta di destra e quella di sinistra, in un modello che punta soltanto alla turistificazione e alle grandi opere, ponendosi al servizio degli interessi speculativi – dagli interessi sul debito del PNC, ai profitti delle ditte appaltanti – svaluta l’importanza ecologica di un parco urbano e chiude la porta alle istanze e necessità della cittadinanza, sacrificabili in nome delle opportunità di profitto a cui non intendono rinunciare. Questo modello, che punta allo sfruttamento del territorio come unica via di rilancio economico, attraverso l’invenzione di sempre nuove grandi opere e attività turistiche, non può che aggravare la crisi sociale, economica e ambientale, che vivono in particolar modo i quartieri popolari e periferici. Un modello che sistematicamente mette in secondo piano sia la spesa per i servizi sociali sia la difesa dell’ambiente, che viene invece visto come spazio da occupare per creare profitto. In questa direzione concorre lo spregio verso la tutela ambientale, a partire dalle deroghe europee e nazionali sulle procedure autorizzative dei progetti PNRR e PNC (che possono ricevere soltanto prescrizioni e non respingimenti dagli enti di controllo), passando dalla Regione che ha evitato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, per arrivare ai calcoli economici ed elettorali delle giunte comunali.
Questo modello insostenibile è incompatibile con i bisogni reali della città. In un momento storico in cui sono sempre più evidenti le conseguenze della crisi climatica e la fragilità della città, tra inondazioni invernali e onde di calore estive, questo ritmo di sfruttamento e soffocamento dei territori e dei quartieri in nome del profitto è insostenibile!

