ReArm Europe. L’UE va alla guerra

Antonio Mazzeo, I Libri Di Left, 2025

PRESENTIAMO I RELATORI DEL CONVEGNO NAZIONALE DI ECORESISTENZE

Continuiamo con Antonio Mazzeo, insegnante, peace-researcher e saggista impegnato
nei temi della pace, del disarmo, dell’ambiente, dei diritti umani e della lotta
alla mafia.

Collabora con varie testate giornalistiche nazionali e nel 2020 è stato premiato dall’Archivio Disarmo con la “Colomba d’oro per la Pace” quale riconoscimento “per aver interpretato per anni il giornalismo
e la scrittura come una missione di difesa dei diritti umani e di denuncia delle ingiustizie”. È tra i promotori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

Proponiamo il suo saggio”ReArm Europe. L’UE va alla guerra”, pubblicato in 800 miliardi di motivi per dire NO alla Fortezza Europa (A cura dell’Osservatorio Repressione), I libri di Left, poco dopo l’annuncio della Von der Leyen sul piano europeo di riarmo – esponendo le principali tappe della riconversione bellica dell’economia a fronte della crisi strutturale del capitalismo.

Buona lettura.

REARM EUROPE. L’UE VA ALLA GUERRA

“E’ arrivato il momento per l’Europa di riarmarsi. Per sviluppare le necessarie capacità e la prontezza militare e scoraggiare in modo credibile l’aggressione armata e assicurare il nostro futuro, è necessaria una crescita massiccia delle spese europee per la difesa. Abbiamo bisogno di una base militare industriale più resiliente e di un ecosistema di innovazione tecnologica per tenere il passo con i cambiamenti del carattere della guerra. Dobbiamo imparare le lezioni da tutto ciò per potere affrontare nel prossimo futuro un possibile conflitto in largascala”. Si apre così il Libro bianco European Defence Readiness 2030 in cui la Commissione dell’Unione europea ha tracciato le azioni da implementare “con urgenza” per sviluppare le infrastrutture militari e accelerare la conversione a fini bellici della ricerca scientifica e tecnologica e di buona parte della produzione industriale. Il documento è stato pubblicato il 19 marzo 2025, dieci giorni dopo la proposta della presidente Ursula von der Leyen di investire 800miliardi di euro in quattro anni per “riarmare l’Europa” e “ricostituire le scorte esaurite di materiali e attrezzature militari” degli Stati membri UE. 1

Il Libro bianco analizza le “priorità” in termini di sistemi d’arma e tecnologie di morte di cui dovrà dotarsi a breve termine l’Unione europea. Per affrontare le guerre globali del XXI secolo saranno necessari sistemi aerei e missilistici “integrati e multilivello” che “proteggano contro un ampio spettro di minacce aeree” (missili da crociera, balistici e ipersonici, velivoli con pilota e droni, ecc.); moderni sistemi di artiglieria “con capacità di fuoco avanzate” e missili a lungo raggio “in grado di condurre attacchi precisi contro obiettivi terrestri (attacchi di precisione in profondità)”; munizioni avanzate e sistemi anti-drone; grandi aerei per il trasporto di equipaggiamenti o truppe; sofisticate apparecchiature per la guerra elettronica e cyber e per la protezione delle infrastrutture critiche; sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, ecc..

Relativamente alla produzione armiera, la Commissione europea auspica una sempre maggiore integrazione tra le holding finanziarie-industriali del continente, lo “snellimento burocratico” e l’esemplificazione delle differenti normative dei Paesi membri, il “riconoscimento reciproco” delle certificazioni di prodotti e sistemi militari e accordi per ordini congiunti a lungo termine. Contemporaneamente dovrà crescere il ruolo di promozione e incentivo alla produzione dell’EDA – European Defence Agency, l’Agenzia per la difesa creata nel 2004 per promuovere la collaborazione nel settore militare in ambitoUE. A tale scopo è stata proposta l’attivazione da parte EDA di un European Military Sales Mechanism per facilitare la vendita e l’esportazione dei sistemi d’arma prodotti dalle aziende europee. 2

Per favorire le industrie belliche, potenziandone la produttività e la competitività, e ridurre contestualmente la dipendenza UE dalle importazioni extraeuropee, le autorità di Bruxelles hanno fatto proprio il dissennato piano dispesa preannunciato da Ursula von der Leyen e, ancora prima, dall’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio, Mario Draghi. Quest’ultimo, nella sua relazione del 2024 sul futuro dell’economia UE, aveva stimato in 500 miliardi di euro il valore degli investimenti per la “difesa europea” da programmare entro dieci anni così da ridurre il presunto gap militare con le potenze competitor e assicurare – secondo lui – il rilancio della produzione industriale e tecnologica avanzata, da tempo in crisi strutturale nel vecchio continente. 3

Centocinquanta miliardi di euro saranno destinati ad un fondo iniziale SAFE(Security Action for Europe) per finanziare – tramite prestiti – “esclusivamente” programmi di acquisto congiunto di armamenti e di ammodernamento delle forze armate dei Paesi UE. Alla BEI – Banca Europea degli Investimenti sarà richiesto di raddoppiare – fino a due miliardi di euro l’anno – i fondi destinati ai programmi militari, principalmente nei settori aerospaziale e dei droni, della cybersecurity e delle infrastrutture. Dulcis in fundo, gli eurocrati con giubbotto antiproiettile ed elmetto propongono di attivare per le spese militari la clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità (l’accordo tra i Paesi UE che impone che il deficit pubblico non superi il 3% del Prodotto interno lordo e che il debito pubblico non superi il 60% del PIL). Secondo le stime della Commissione, questa deroga “temporanea” consentirebbe agli Stati membri di mobilitare risorse aggiuntive fino all’1,5% del PIL, assicurando investimenti nella produzione e approvvigionamento di armi e munizioni fino a 650 miliardi di euro in quattro anni. 4

Dal piano Draghi del novembre 2024 al ReArm Europe del 4 marzo 2025, la stima dei fondi da destinare all’industria bellica è quasi raddoppiata: agli 800miliardi stimati da von der Leyen & C. va infatti aggiunta una quota non certo simbolica di quei 200 miliardi che Bruxelles intenderebbe finanziare per sviluppare l’intelligenza artificiale in ambito europeo (compreso il fondo InvestAi di 20 miliardi per le gigafactory, le fabbriche dell’IA), settore che si caratterizza per la sua dualità, cioè per l’impiego per fini civili e per quelli bellico-militari. 5 Va poi rammentato che le spese militari complessive dei Paesi UE hanno registrato crescite esponenziali negli ultimi anni: secondo idati diffusi dall’EDA – European Defence Agency dai 147 miliardi di euro nel2014 si sono raggiunti i 279 miliardi del 2023, mentre le stime di spesa per il2024 supererebbero i 326 miliardi di cui 102 per l’acquisto di nuovi armamentie tecnologie. 6

Cifre enormi per alimentare un’economia di guerra che hanno già generato ricadute catastrofiche in termini di accesso ai servizi sociali di base e al welfare da parte della maggioranza della popolazione europea e la cui sostenibilità finanziaria ha sollevato più di un dubbio tra gli economisti. “Le vere criticità rilevate sul Piano ReArm Europe si concentrano sulle fonti di finanziamento dei circa 800 miliardi di euro da trovare in un quadriennio”, riporta un breve saggio dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). “La proposta è però estremamente limitata sul finanziamento comune. Solo un sesto dei fondi arriverebbero da bond europei, sul modello che è stato il programma SURE per finanziare i sussidi di disoccupazione durante la pandemia. Il resto, 650miliardi di euro, sarebbe frutto di debito pubblico nazionale escluso dai parametri del Patto di stabilità (…) Una via che soffre essenzialmente di due limiti. Primo, per sua natura fa ricadere sulle spalle degli Stati l’intero onere di finanziamento sui mercati finanziari. Secondo, il fatto di essere escluso dalle procedure di infrazione europee non comporta l’eliminazione del rischio di rialzi dei rendimenti dei titoli di Stato o di altre turbolenze finanziarie”.

L’ISPI calcola che la cifra-obiettivo di 800 miliardi potrà essere raggiunta solo con una forte crescita del deficit pubblico degli Stati UE. “Nel 2026, a metà del piano quadriennale di riarmo, solo la Germania rimarrebbe con un deficit sotto il 3% del PIL tra i grandi Paesi europei; Francia e Polonia supererebbero il 6,mentre Italia e Spagna arriverebbero al 4”, spiega l’ISPI. “Una condizione che non potrà durare per sempre: se le condizioni di sicurezza non mutassero repentinamente, andrebbe messa mano alla leva fiscale o alle voci di spesa pubblica”. 7

Gli analisti dubitano pure sulla possibilità di utilizzare per ReArm Europe una parte di quei fondi europei già stanziati per altri fini, primi fra tutti i “Fondi di coesione” (destinati principalmente alle aree più arretrate del continente per ridurre le disuguaglianze territoriali), non ancora spesi. Il suggerimento di dirottare questi fondi alla produzione bellica è giunto da alcuni settori delle forze armate e del complesso militare-industriale. Secondo Il Post, ad oggi è stato speso del ciclo dei Fondi di coesione per il periodo 2021-2027(complessivamente 526 miliardi di euro) appena il 5% in media. “Ma per igoverni è complicato sottrarre risorse già stanziate per alcuni territori edestinarli alla difesa, per motivi di consenso”, aggiunge la testata. “Nel maggiodel 2023 la Commissione approvò una misura analoga: consentiva agli Stati membri di dirottare una parte dei fondi di coesione e del Next Generation EUper finanziare l’acquisto di munizioni e altri dispositivi militari, attraverso lostrumento chiamato ASAP (500 milioni di euro circa, nda). Dopo quasi dueanni, nessun paese lo ha ancora utilizzato”. 8

ReArm Europe non è solo finalizzata ad affrontare le “sfide globali” alla sicurezza a medio e lungo termine, ma anche a promuovere un intervento ancora più determinato e diretto dell’Unione europea nel sanguinoso conflitto russo-ucraino. “Certamente, con questo equipaggiamento, gli Stati membri UE possono accrescere notevolmente il loro sostegno all’Ucraina. Quindi, equipaggiamento militare immediato all’Ucraina”, ha dichiarato con fin troppa enfasi Ursula von der Leyen in occasione della presentazione del piano di riarmo da 800 miliardi di euro.

Un “aumento significativo” dei contributi finanziari a favore dei militari ucraini è stato richiesto dal Parlamento europeo in occasione del voto sul Libro bianco sul futuro della difesa UE (12 marzo 2025). La maggior parte degli europarlamentari si è contraddistinta per livore anti-russo, stigmatizzando qualsivoglia tentativo di dialogo tra Kiev e Mosca ed invocando finanche l’intervento diretto delle forze armate UE. “Chiediamo la rapida adozione del prossimo pacchetto di aiuti militari, che dovrebbe essere il più grande di sempre e rispecchiare il livello di ambizione che questo momento richiede”, si legge nella risoluzione approvata dalla maggioranza bipartisan. “Invitiamo gli Stati membri a destinare almeno lo 0,25 % del loro PIL agli aiuti militari per l’Ucraina e, congiuntamente ai partner internazionali e agli alleati della NATO, a revocare tutte le restrizioni all’uso dei sistemi d’arma occidentali forniti all’Ucraina contro obiettivi militari in territorio russo”. Gli europarlamentari hanno altresì richiesto di “ampliare ulteriormente” le operazioni di addestramento delle forze armate ucraine, “anche nel territorio ucraino”. 9

In quanto a spirito riarmista il Parlamento europeo ha superato la stessa Ursula von der Leyen & C.. Ulteriori investimenti sono stati richiesti per lo sviluppo di “sistemi avanzati di rilevamento e sorveglianza per il monitoraggio delle infrastrutture subacquee” e per la loro protezione da attacchi. E’ stato invocato inoltre il rafforzamento del potere spaziale “sfruttando appieno” il potenziale a duplice uso – civile e militare – delle tecnologie spaziali. “I progetti di punta già esistenti (ad esempio Copernicus e Galileo) dovrebbero essere potenziati perle applicazioni nel settore della difesa”, si legge nella risoluzione pro-Libro bianco. “L’UE dovrebbe perseguire con urgenza lo sviluppo della costellazione IRIS2 (Infrastruttura per la resilienza, l’interconnettività e la sicurezza via satellite, progetto in via di realizzazione per cui è stata stimata una spesa di 10,5 miliardi di euro, nda) e sviluppare ulteriori progetti comuni, ad esempio per le applicazioni spaziali per l’allarme rapido contro i missili”.

ReArm Europe comporterà infine un’ulteriore militarizzazione dei territori di alcune aree geostrategiche dell’Unione europea, in particolare nei Paesi dell’Europa orientale. Nel Libro bianco si fa esplicito accenno alla creazione diuno Scudo orientale al confine con la Russia e la Bielorussia e di una Linea didifesa del Baltico “per promuovere la deterrenza e contrastare le minacce militari e ibride”. Il rafforzamento dei sistemi di protezione delle frontiere UE, sempre secondo Bruxelles, includerà un “mix completo di barriere fisiche e lo sviluppo delle infrastrutture e di moderni sistemi di sorveglianza”.

.L’ennesimo colpo di acceleratore sarà dato infine per militarizzare le reti trasportistiche e le infrastrutture logistiche, rendendole sempre più idonee a svolgere funzioni di mobilità militare. “Sono necessari investimenti significativi per migliorare le capacità di trasporto aereo di merci e le capacità in quanto alle infrastrutture per i combustibili mediante depositi, porti, piattaforme di trasporto aereo, marittimo e ferroviario, linee ferroviarie, vie navigabili, strade, ponti e poli logistici, mediante l’elaborazione di un piano strategico per lo sviluppo della mobilità militare, in collaborazione con la NATO”, concordano commissari ed europarlamentari. “La mobilità militare è un facilitatore essenziale della sicurezza e della difesa europea. Grazie ad essa cresce l’abilità delle forze armate degli Stati membri e degli alleati di spostare rapidamente truppe e attrezzature attraverso l’Unione europea in caso di conflitto o di guerra ibrida intensificata. Per questi trasferimenti, le forze armate hanno la necessità di accedere a infrastrutture critiche che devono essere idonee ad uno scopo duale. Esse hanno bisogno di tutte le modalità di trasporto sia di percorsi multipli attraverso l’Unione europea e di connessioni ai paesi partner”. 10

Bruxelles ha identificato “quattro corridoi multi-modali prioritari” (ferroviari, stradali, marittimi ed aerei) a cui destinare “massicci ed urgenti” investimenti finanziari per renderli sempre più funzionali alla mobilità militare. Più di 500“progetti hot-spot” sono stati avviati nei Paesi UE per ampliare tunnel ferroviari, rafforzare ponti stradali e ferroviari e potenziare terminal portuali e aeroportuali.

Il programma EU Military Mobility è stato lanciato nel 2018 per consentire le operazioni in ambito continentale e le missioni extra-area delle forze armate UE e dei paesi membri, ma anche per rispondere alle richieste NATO. A seguito del conflitto russo-ucraino, il 10 novembre 2022 è stato varato il Piano d’azione per la mobilità militare 2.0 per potenziare e/o convertire a fini bellici le infrastrutture trasportistiche UE e dei partner continentali (Ucraina, Moldavia e paesi dei Balcani occidentali) e per “integrare la rete di distribuzione del carburante a supporto della movimentazione delle truppe in tempi rapidi e su larga scala”. Al Piano 2.0 sono state destinate risorse per un miliardo e 700milioni di euro nel quinquennio 2022-2026. Bruxelles ha inoltre stabilito di condizionare il futuro cofinanziamento dei progetti infrastrutturali proposti dai Paesi membri, alla loro reale utilità sia per scopi civili e che di “difesa”, nonché alla loro programmazione all’interno del Trans-European Transport Network (TEN-T), la rete transeuropea dei trasporti.

Un ruolo chiave nella rete TEN-T è stato assunto dall’Italia: quattro dei nove corridoi attraversano lo stivale, il Baltico-Adriatico, lo Scandinavia-Mediterraneo, il Reno-Alpi e il Mediterraneo. Dal punto di vista geostrategico e militare è particolarmente rilevante il corridoio Mediterraneo che collega i porti della penisola iberica con l’Ungheria e il confine ucraino, passando per il sud della Francia, l’Italia settentrionale, la Slovenia e la Croazia. 11

Per riarmare l’Europa sarà infine necessario militarizzare ogni settore del sapere, della conoscenza e della ricerca scientifico-tecnologica, a partire ovviamente dal mondo universitario e dell’istruzione secondaria. Il 3 febbraio2025 la Commissione ha annunciato lo stanziamento di 1,065 miliardi di euro, tramite il Fondo europeo per la difesa (FES), per l’avvio di progetti di ricerca e sviluppo in campo bellico, in particolare chiplet per semiconduttori, tecnologie radar 4D multibanda e sensori di ricerca ad infrarossi. 12 Inoltre potrebbe essere presto istituita un dipartimento in ambito EDA, ispirato all’Agenzia statunitense DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), per il sostegno alla ricerca avanzata nel campo delle tecnologie militari, “dotata di una quantità adeguata di capitale di rischio”. 13

Alle odierne e alle future guerre l’Europa di Maastricht ci andrà con donne, uomini, carri armati, missili, ricercatori e studenti…

  1. https://www.eeas.europa.eu/eeas/white-paper-for-european-defence-readiness- 2030_en ↩︎
  2. https://www.rid.it/shownews/7185/european-defence-readiness-2030-il-libro-biancodell-rsquo-ue-per-la-difesa-e-le-conseguenze-sull-rsquo-italia ↩︎
  3. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html#def_1_3 ↩︎
  4. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/sv/statement_25_673 ↩︎
  5. https://www.repubblica.it/tecnologia/2025/02/11/news/intelligenza_artificiale_piano_
    200_miliardi_investimenti_europa-423995341/?rss
    ↩︎
  6. https://eda.europa.eu/publications-and-data/defence-data ↩︎
  7. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/rearm-europe-ambizione-o-illusione-
    202521
    ↩︎
  8. https://www.ilpost.it/2025/03/12/riarmo-europeo-800-miliardi-rearmeurope-von-derleyen/9) https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html ↩︎
  9. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html ↩︎
  10. https://www.eeas.europa.eu/eeas/white-paper-for-european-defence-readiness-
    2030_en
    ↩︎
  11. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2023/03/trasportare-la-guerra-mobilitamilitare.html ↩︎
  12. https://aresdifesa.it/un-miliardo-di-euro-per-ricerca-e-sviluppo-della-difesa-europea/ ↩︎
  13. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/RC-10-2025-0146_IT.html ↩︎