GUERRA E NUCLEARE: FERMIAMO LA TRANSIZIONE BELLICA ECOCIDA DI MELONI E UE!

Riunione Nazionale sabato 18 luglio ore 10:30, telematica e in presenza presso il Sierra Maerstra Camp a Paestum

Andiamo incontro ad uno degli eventi climatici più allarmanti della storia, secondo le ultime previsioni del servizio Copernicus: il El Niño – fenomeno oceanico responsabile di variazioni climatiche in tutto il pianeta – sarà responsabile di enormi anomalie climatiche nel periodo 2026-2027 che (secondo il JRC) metteranno in pericolo centinaia di milioni di persone.

Anche alle nostre latitudini le conseguenze di questi cambiamenti hanno iniziato a farsi sentire prepotentemente: solo in Europa, negli ultimi 4 anni, 200mila persone sono morte a causa del caldo. In Italia, nelle ultime settimane è scoppiata una vera e propria emergenza sanitaria: a causa di temperature fino a 10° al di sopra della media, c’è stata una crescita dei ricoveri che ha toccato il 15%, con un picco di 1000 solo nella città di Parma. E spaventa il caso della Francia, in cui sono già state registrate le morti di tre anziani e cinque bambini per il caldo – oltre alle quaranta persone annegate mentre cercavano refrigerio.

Nel frattempo, i provvedimenti di contrasto alla crisi climatica, di prevenzione e mitigazione delle conseguenze che già stiamo subendo sono al minimo storico. La recrudescenza della competizione internazionale voluta dall’occidente ha dato il colpo di grazia a conferenze internazionali per il clima già inefficaci, e quest’anno abbiamo assistito allo sforamento dei limiti imposti dagli Accordi di Parigi, il cui obiettivo di contenere l’aumento medio delle temperature globali sotto 1.5° non è stato mai raggiunto.

In questo quadro, le classi dirigenti occidentali (statunitensi ed europee) hanno altre priorità: mentre le nostre città vengono sommerse dal fango l’inverno e dalle ondate di calore l’estate, le politiche e gli investimenti sono rivolti alla competizione tecnologica e militare. L’Unione Europea ha varato a marzo un piano faraonico di riarmo, prevedendo di investire 800 miliardi di euro per finanziare l’attività più inquinante e distruttiva sul Pianeta – la guerra. Il Governo Meloni si inserisce nel solco di queste politiche belliciste, come visto nell’ultima legge di bilancio che ha stanziato 31,3 miliardi in difesa, e soprattutto con l’intenzione di onorare l’impegno preso con la NATO: arrivare al prossimo vertice con un investimento in difesa di circa il 2,8% (intorno ai 60 miliardi di euro).

La crescente polarizzazione in questo clima di guerra svela la natura della “transizione ecologica” (mai davvero concepita né tantomeno realizzata) di paravento per sostenere politiche ritenute strategiche dall’UE, come il ritorno al nucleare con un risvolto militare ormai impossibile da ignorare. Siamo alle battute finali di un percorso iniziato all’indomani dell’approvazione del Green New Deal, con l’introduzione del nuovo regolamento sulla tassonomia delle fonti sostenibili in cui era chiaro quale fosse il progetto in proposito – e proseguito successivamente con il RePowerEU ed infine ReArm. Ricordiamo che dopo anni di austerità lacrime e sangue è stato varato lo scostamento di bilancio per le spese militari e, da poco, arriva da Dombrovskis l’apertura a fare lo stesso per le politiche energetiche, mettendo in luce il loro carattere strategico soprattutto nell’attuale corsa al riarmo.

È stato lo stesso Governo Italiano a sostenere fortemente questa decisione, proprio nel momento in cui sta portando avanti l’iter legislativo per il ritorno della fissione nucleare in Italia, con la Legge Delega già approvata al Consiglio dei Ministri e durante la votazione alla Camera dei Deputati, dove il carattere dirimente della questione è emerso in due aspetti: l’intenzione guerrafondaia del Governo, che ha bocciato l’emendamento che chiedeva di escludere ogni possibile applicazione militare delle tecnologie sviluppate; e l’inconsistenza di una finta opposizione di un campo largo in parte schierato apertamente con il governo per il ritorno al nucleare.

In Italia, la questione del nucleare si sta riproponendo in maniera concreta, con una legge che andrà a breve in Senato e, se sarà approvata, porterà alla formulazione dei decreti attuativi nelle varie materie, che dovranno seguire entro un anno.

Si tratta di giravolte per nascondere la realtà della crisi energetica che morde ora, e che il nucleare non potrà in alcun modo risolvere; di un’”autonomia energetica” basata su colonialismo e sfruttamento; di un’eredità tossica che non riguarda solo il futuro, ma che è già il nostro presente. Lo stesso governo che vorrebbe innalzarsi ad artefice del ritorno dell’atomo nel nostro Paese non è ancora riuscito a trovare una soluzione per le scorie italiane – in parte ancora sparse per il mondo, in parte abbandonate nei siti di origine a tempo indeterminato.

Vogliono insomma condurci in un vicolo cieco che ha come unico effetto proiettarci in una dimensione di competizione e proliferazione, e distrarre tempo, fondi e progettazione alla risoluzione reale della crisi climatica che viviamo sempre più sulla nostra pelle.

È il momento di organizzarci: serve costruire un punto di vista indipendente che respinga un dibattito tutto schiacciato sulle esigenze del paradigma di sviluppo dominante, oppenendosi alle politiche ecocide e guerrafondaie del Governo e dell’UE, rilanciando il ruolo sociale che la scienza dovrebbe ricoprire e facendo rispettare la volontà popolare espressasi nei referendum contro la fissione nucleare in Italia.

Facciamo appello alle realtà ambientaliste, sociali, politiche e di movimento, al mondo accademico e intellettuale, ai comitati territoriali e alle reti nazionali per costruire un primo momento di confronto telematico e in presenza il prossimo 18 luglio, dalle ore 10:30, ospiti nella cornice del Sierra Maestra Camp a Paestum.