Mauro Conti, 2024
PRESENTIAMO I RELATORI DEL CONVEGNO NAZIONALE DI ECORESISTENZE
Oggi parliamo di Mauro Conti, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria (UNICAL) e consulente della FAO sui temi dell’agricoltura familiare e delle politiche rurali. Dottorato in Sociologia dell’Ambiente e del Territorio, le sue attività di ricerca si concentrano sulla governance globale dell’agricoltura, lo sviluppo rurale, i mercati agroalimentari e l’innovazione sociale nei territori rurali. Ha collaborato con organizzazioni internazionali e movimenti per la sovranità alimentare, contribuendo al dibattito su sostenibilità, sicurezza alimentare e sviluppo territoriale.
Proponiamo un suo articolo che interpreta in un unico quadro teorico l’attuale fase di finanziarizzazione dell’economia, la ridefinizione della governance globale dell’agricoltura e l’emersione dei Movimenti Agrari Transnazionali (MAT). La contrapposizione individuata è quella tra un paradigma politico-normativo basato su diritti di proprietà intellettuale e uno basato sui diritti collettivi, dove le politiche derivanti dalla finanziarizzazione e le strategie dei Movimenti Agrari Transnazionali si scontrano per ridefinire una nuova fase di espansione del ciclo economico basato su remunerazione del capitale e l’appropriazione delle risorse naturali o la remunerazione del lavoro e della natura.
Buona lettura.

DICOTOMIE E RICONFIGURAZIONI DELLA GOVERNANCE GLOBALE DELL’AGRICOLTURA
1. Dicotomie della governance globale dell’agricoltura
1.1 Un quadro teorico per comprendere le dicotomie della governance globale dell’agricoltura
Questo studio mette in relazione tre quadri teorici: l’elaborazione teorica dei Critical Agrarian Studies (Bernstein 2015; Edelman and Borras 2016), la World System Theory di Arrighi (1994; 1999; 2007), applicata all’agricoltura attraverso il lavoro di Jason Moore (2008; 2009; 2010a; 2010b; 2010c), e la governance non territoriale (Coleman e Wayland, 2006), per definire un quadro adatto ad analizzare la governance globale dell’agricoltura, come uno spazio conteso tra paradigmi politico-normativi opposti: da un lato, i diritti collettivi delle comunità sulle risorse locali secondo le cosiddette Convenzioni di Rio, e dall’altro, i diritti di proprietà intellettuale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Questa tensione dicotomica tra opposti paradigmi viene analizzata attraverso il percorso dei Movimenti Agrari Transnazionali (MAT) per la sovranità alimentare che si formano a partire dagli anni Novanta e si posizionano strategicamente nello spazio delle Nazioni Unite per contrastare le politiche neoliberiste in agricoltura dell’OMC. I Critical Agrarian Studies indagano le cause, le condizioni e le conseguenze delle trasformazioni sociali concentrando l’analisi sull’interazione tra strutture sociali, istituzioni e attori che danno forma ai processi di cambiamento nel mondo rurale e in relazione ad esso. Il quadro concettuale offerto dagli studi agrari critici permette di inquadrare l’emergere di nuovi MAT che rivendicano la sovranità alimentare rispetto all’impostazione classica della questione agraria (Lenin, 1964) focalizzata sulla penetrazione del capitale nelle campagne con una conseguente differenziazione di classe tra braccianti e borghesia rurale; quindi la formazione di nuovi MAT come agenzia di difesa dei piccoli agricoltori (Edelman e Borras, 2016) indicherebbe come questa transizione delle campagne al capitalismo fosse ancora incompleta.
La World Systems Theory è un approccio multidisciplinare alla storia mondiale e al cambiamento sociale che enfatizza il sistema-mondo (e non gli Stati nazionali) come unità primaria (ma non esclusiva) dell’analisi sociale. Assumendo il quadro della teoria dei sistemi mondiali di Arrighi, le politiche neoliberiste sono l’espressione della fase di finanziarizzazione dell’attuale ciclo egemonico di accumulazione. Arrighi (1994, 2007) e Arrighi e Silver (1999) descrivono la finanziarizzazione come un esito ricorrente di una crisi di sovraccumulazione, in cui il capitale non riesce a trovare opportunità per investimenti reali remunerativi. Il risultato è un’intensificazione della concorrenza interstatale e interaziendale, che porta all’integrazione verticale e orizzontale delle imprese, all’estensione del processo di proletarizzazione, alla polarizzazione della società, alla riduzione della classe media e, infine, alla moltiplicazione dei conflitti sociali. Solo l’emergere di un nuovo blocco sociale che generi un cambiamento di egemonia sarà in grado di domare i conflitti sociali.
Moore (2000, 2003, 2007, 2008, 2010c) elabora questo aspetto della teoria di Arrighi, in cui la rivoluzione organizzativa del processo produt-tivo durante la fase di finanziarizzazione è il punto di partenza per una nuova espansione materiale. Secondo la lettura di Moore di Arrighi e della teoria dei sistemi mondiali, questo passaggio dalla fase finanziaria a quella materiale è incentrato sull’agricoltura. Infatti, ogni periodo di crisi emerge come l’esaurimento delle strutture organizzative che hanno creato il nuovo ciclo di accumulazione ed espansione “materiale”. Dopo un periodo di caos e di incertezza, il ciclo di accumulazione si conclude con l’emergere di nuove strutture organizzative, rivoluzionando ogni relazione stato-capitale e generando nuove opportunità per rivoluzioni organizzative di classi, stati e organizzazioni imprenditoriali.Gli approcci di Arrighi e Moore sono utili per avere un quadro analitico globale, con-siderando insieme i cicli capitalistici di accumulazione, la svolta politica che ha dato il via ai MAT negli anni Ottanta, e il ruolo giocato dalle Na-zioni Unite, dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), dall’OMC e dalla Banca Mondiale (BM) nella fase attuale del capitalismo.
Nel modello di Arrighi, si alternano cicli di accumulazione commerciali e cicli di accumulazione finanziari: i cicli basati sull’espansione materiale dell’economia si basano su una specifica struttura organizzativa aziendale, che con l’intensificarsi dell’espansione commerciale perde profittabilità a causa della competizione tra imprese avviando così la transizione ad un ciclo di accumulazione finanziaria, che spinge le aziende commerciali verso un’innovazione organizzativa per far riprendere l’espansione commerciale. Secondo Moore, le innovazioni organizzative necessarie a far riprendere un’espansione commerciale si basano sulle rivoluzioni agricole che riducendo il costo di produzione del cibo, conseguentemente abbassano quello dei salari, permettendo una nuova fase di espansione materiale dell’economia.
In questo quadro teorico, le politiche neoliberiste della fase di finanziarizzazione post-Bretton Woods, promosse dall’Uruguay Round fino alla nascita dell’OMC, sono funzionali ad una nuova era di “cibo a basso costo” basato sulla rivoluzione biotecnologica e sulle nuove enclosures di terre, così da permettere un abbassamento del livello del salario di sussistenza e la ripresa della profittabilità degli investimenti commerciali. La fine degli accordi Bretton Woods ha dato origine a un nuovo quadro economico neoliberista di austerità attraverso i programmi di aggiusta-mento strutturale e gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali sotto l’egida della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, così come anche dei negoziati sul General Agreement on Trade and Tariffs (GATT) che a partire dall’Uruguay Round culminano nel 1995 con la formazione dell’OMC. Questo processo ha dato centralità alla governance globale, con la compressione dei poteri normativi degli stati nazionali definita anche come governance non territoriale da Coleman e Wayland (2006) che elaborano un quadro teorico in grado di trascendere il concetto di territorio come costruito finora dagli stati nazionali, e riguarda le relazioni tra diversi attori sociali, stati nazionali e organizzazioni internazionali, che vanno oltre i confini territoriali specifici. In questo senso, la governance può essere vista come una serie di diverse istanze di decisione politica, caratterizzate da una mancanza di coerenza e consistenza, ma che possono anche essere contraddittorie tra loro.
La compressione dei poteri statali nazionali è quindi esercitata in uno spazio politico frammentato e disordinato, composto da un mix di strut-ture formali e informali, in cui le gerarchie sono penetrabili: le frontiere e i confini del policy making sono variabili e porosi, e vengono creati e ricreati in risposta ai processi di globalizzazione e agli sviluppi politici. Negli spazi transnazionali, gli stati “agiscono” insieme a una serie di attori non statali. In questi spazi il nesso simmetrico e la congruenza tra decisori e cittadini che sono caratteristici della “governance territoriale” si perde. Fino agli anni Settanta, le politiche agricole venivano discusse tra i diversi ministeri nazionali, quindi le relazioni a livello transnazionale erano episodiche. Per garantire la centralità dei mercati nazionali, il GATT aveva permesso alcune restrizioni quantitative alle importazioni di prodotti agricoli, permettendo programmi nazionali di controllo dell’of-ferta e sussidi all’esportazione per i prodotti primari.
Per ridefinire il quadro politico e il processo storico all’interno della FAO e delle Nazioni Unite, ho utilizzato documenti ufficiali della FAO, l’archi-vio dell’International Planning Committee for Food Sovereignty1 (IPC) – ospitato dal Centro Internazionale Crocevia, un’organizzazione non governativa (ONG) con sede a Roma, responsabile del segretariato dell’I-PC- documenti e articoli pubblicati sui siti web delle organizzazioni della societá civile (CSOs per la sigla in inglese) e la letteratura accademica. La ricerca è stata definita dalla mia posizione di coordinatore generale del segretariato dell’IPC a Roma dal 2011 al 2020 con il compito di soste-nere le negoziazioni dei MAT all’interno dei processi della FAO per realiz-zare l’agenda della sovranità alimentare. Significa che la ricerca è legata all’uso della partecipazione osservante e all’impossibilità di separarmi dall’oggetto della ricerca in quanto gran parte delle analisi e l’accesso ai dati e alle informazioni non ufficiali sono stati resi possibili dal prendere parte al processo. Per questo studio, è stato sufficiente distinguere la posizione del ricercatore come situata e parte del processo, mantenen-do comunque un forte rigore intellettuale, che può essere ricondotto alle argomentazioni fornite (Rossi, 1957)
1.2 Il ruolo dei Movimenti Agrari Transnazionali
L’emergere dei MAT per la sovranità alimentare negli anni Novanta è generalmente riconosciuto come una reazione contro le politiche neoliberiste e contro i negoziati sul GATT legati all’Uruguay Round, che ha portato alla nascita dell’OMC, nel contesto della crescente importanza delle istituzioni di governance globale, comprese le Nazioni Unite, accompagnata dalla compressione della sovranità degli stati nazionali sotto la finanziarizzazione neoliberalista. L’emergente spazio politico transnazionale in agricoltura viene letto nel contesto di un più ampio momento neoliberale generato dal passaggio del ciclo di accumulazione del capitale dal livello materiale a quello finanziario. L’emergere di MAT che lavorano sulla sovranità alimentare può essere letto come un’indicazione dell’incompletezza della transizione al capitalismo in agricoltura (Edelman e Borras, 2016): durante il periodo di intensificazione della penetrazione del capitale nell’agricoltura alla fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta, le organizzazioni contadine e di piccoli produttori alimentari hanno riconosciuto l’impatto del neoliberismo sui loro mezzi di sussistenza e la fine del sostegno del settore pubblico; e, finalmente, si sono organizzate a livello globale come MAT attraverso un processo di differenziazione di classe da altre piattaforme internazionali che rappresentano gli interessi dei produttori di prodotti agricoli orientati all’esportazione (Desmarais, 2007; Edelman e Borras, 2016). In questo spazio conteso, i governi nazionali sono gli attori centrali delle politiche di sviluppo rurale (Keohane e Nye, 2000; Borras e Franco, 2009), anche se il loro ruolo è stato trasformato dalla globalizzazione, dal decentramento e dalle politiche di privatizzazione, e spesso sono orientati da altri gruppi di interesse che li usano per agire nello spazio di governance transnazionale (Coleman et al., 2004).
Infatti, durante il Summit della Terra di Rio de Janeiro (1992), i governi hanno firmato una Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) che ospita anche un accordo internazionale sulla biosicurezza, il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza della Convenzione sulla Diversità Biologica. Il Protocollo di Cartagena è un accordo internazionale che stabilisce procedure per garantire la manipolazione sicura, il trasporto transfrontaliero e l’uso di organismi viventi modificati (OVM). Così, sono emerse due sfere di autorità concorrenti: da un lato, il sistema commerciale internazionale (compresa l’OMC) e le regole sulla proprietà intellettuale come l’accordo TRIPS2, gli accordi supervisionati dall’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI) e l’Unione internazionale per la protezione del-le nuove varietà di piante (UPOV); dall’altro, la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), il suo protocollo di biosicurezza associato e il Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA). L’ITPGRFA riconosce che i benefici dell’uso delle risorse genetiche in un luogo diverso da quello originario dovrebbero andare agli agricoltori e alle popolazioni indigene che stanno conservando e moltiplicando la biodiversità nei campi, attraverso il riconoscimento dei diritti degli agricoltori basato sull’enorme contributo che hanno dato alla biodiversità attuale e la loro maggiore partecipazione nei processi decisionali. Tuttavia, il fondo di condivisione dei benefici previsto dall’ITPGRFA era chiara-mente in conflitto con la proprietà intellettuale prevista dal TRIPS. I MAT sono riusciti a rafforzare il ruolo dell’ONU in questa governance, facendo un chiaro riferimento all’approccio basato sui diritti umani, mettendo in atto in questo spazio complesso una strategia di “guerriglia istituzionale”, aprendo diversi punti di ingresso a livello istituzionale per ottenere dei risultati politici e normativi che possono essere utilizzati in altri negoziati, approfittando della mancanza di coerenza e coordinamento tra i diversi spazi, anche tra diverse delegazioni dello stesso governo. L’occasione fondativa è stata fornita dal Vertice Mondiale dell’Alimentazione della FAO a Roma nel novembre 1996 (FAO, 1996; Shaw, 2007), che affrontava la questione degli 800 milioni di persone che non avevano accesso a cibo adeguato (FAO, 1995) offrendo come soluzione la visione neoliberista di politiche commerciali che promuovevano la sicurezza alimentare per tutti attraverso un commercio globale governato dalle logiche di mercato (sulla scia della recente nascita dell’OMC). Per opporsi a questa visione, il Forum parallelo delle ONG, tenutosi dall’11 al 17 novembre 1996, so-to la leadership dei MAT, chiese fermamente una revisione dell’Uruguay Round per allontanarsi sia dalle soluzioni basate sul mercato, dominate dalle corporazioni transnazionali che operano nell’economia globale, sia dal quadro politico creato dai programmi di aggiustamento strutturale della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, proponendo una nuova agenda basata sul diritto al cibo e sulla sovranità alimentare (La Vía Campesina, 1996; Shaw e Clay, 1998). Il coordinamento tra i diversi MAT e altre organizzazioni della società civile è continuato fino al Forum ONG/CSO per la sovranità alimentare: un diritto per tutti, tenutosi in parallelo al Vertice mondiale sull’alimentazione: cinque anni dopo a Roma (8-13 giugno 2002), che ha istituzionalizzato il coordinamento globale tra i MAT attraverso il Comitato internazionale di pianificazione per la sovranità ali-mentare (IPC, per la sigla in inglese) come meccanismo di partecipazione dentro i processi negoziali della FAO. Così, il nuovo spazio di governance transnazionale dell’agricoltura, modellato dalla finanziarizzazione e dalle politiche neoliberali, è emerso con una dicotomia intrinseca tra due sfere: una legata ai diritti di proprietà intellettuale, al commercio internazionale e all’agricoltura industriale, e l’altra legata ai diritti collettivi e comunitari, alle politiche pubbliche e all’agricoltura contadina.
In occasione del successivo Vertice Mondiale sull’Alimentazione: Cinque Anni Dopo, i MAT, organizzati attraverso la piattaforma globale di rivendi-cazione della sovranità alimentare (l’IPC), hanno firmato un accordo for-male con la FAO che riconosce i principi della partecipazione dal basso delle organizzazioni della società civile. In questo accordo, la FAO accetta i principi di autonomia e auto-organizzazione della società civile e si im-pegna ad applicarli in tutte le sue relazioni con le ONG/OSC. Entrambe le parti concordano sulla necessità di distinguere tra gli interessi, da un lato, dei movimenti sociali e delle Ong senza scopo di lucro e, dall’altro, quelli del settore privato, e di predisporre meccanismi di partecipazione distinti per queste due categorie di organizzazioni.
Nel quadro di questo accordo, i MAT hanno iniziato a partecipare ai pro-cessi della FAO attraverso l’IPC che è diventato il principale interlocutore, facilitando l’inclusione delle organizzazioni contadine nei processi della FAO, come pure delle altre organizzazioni della società civile. Come pri-mo atto, l’IPC partecipò ai negoziati per la stesura delle Linee guida per il diritto all’alimentazione che vennero adottate dal Consiglio della FAO nel novembre 2004 come strumento per l’attuazione del Piano d’azione del Vertice Mondiale dell’Alimentazione del 1996, riaffermato dalle rac-comandazioni finali del Vertice Mondiale dell’Alimentazione: Cinque anni dopo. Lo strumento delle linee guida volontarie viene identificato a livello internazionale come soft law che consente di avere uno strumento volon-tario internazionale non immediatamente vincolante a livello nazionale, ma comunque di riferimento nel regolare la materia oggetto delle diret-trici, essendo state approvate a livello internazionale da tutti i governi in un organo come la FAO che definisce gli standard e le normative di setto-re a livello internazionale. La strategia dei MAT per la sovranità alimenta-re è stata quella di negoziare le linee guida con i governi per aprire spazi a livello nazionale e creare un quadro internazionale per fornire l’accesso alle risorse produttive come la terra, l’acqua, i semi, ecc. Questo quadro internazionale per l’accesso alle risorse naturali costituirebbe la base per discutere di agroecologia al di là di un semplice modello di produzione, al fine di raggiungere la sovranità alimentare.
Nel 2003, alla riunione ministeriale dell’OMC a Cancun, il gruppo di paesi di riferimento del G22 (tra cui Brasile, Cina, India e Sudafrica) hanno rifiutato qualsiasi negoziato sulla liberalizzazione del commercio internazionale dei prodotti agricoli (Coleman et al., 2004). Mentre i MAT e alcuni go-verni strettamente legati alla loro agenda (come il Brasile del presidente Lula e, in qualche modo, la Cina e l’India) bloccavano i negoziati dell’OMC sull’agricoltura, l’IPC preparava la sua partecipazione alla Conferenza internazionale sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale (ICAARD per la sigla in inglese) che ebbe luogo nel 2006 a Porto Alegre e che ha promosso la riforma agraria come elemento cruciale per combattere la fame e la povertà, aprendo la strada alla negoziazione delle Linee guida volontarie sulla governance responsabile dei regimi di proprietà della terra, della pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale, adottate dal Comitato Mondiale per la Sicurezza Alimentare (CFS) nel maggio 2012 (Gaarde, 2017; Margulis et al., 2016).
Nel 2007, in Mali, l’IPC organizza il Forum di Nyeleni a Sélingué come forum mondiale sulla sovranità alimentare (cinque anni dopo l’ultimo Vertice Mondiale sull’Alimentazione del 2002), al fine di avere una definizione comune di sovranità alimentare e di costruire collettivamente una strategia convergente tra i differenti MAT. Undici anni dopo il lancio del concetto di sovranità alimentare, era giunto il momento di definire e chiarire meglio le implicazioni che le politiche agroalimentari avevano a livello regionale e nazionale. L’incontro di Sélingué del 2007 fu strategico anche per stabilire una definizione comune di sovranità alimentare – da cui sono scaturiti i sei pilastri della sovranità alimentare (ECVC, 2018) – che va oltre le precedenti dichiarazioni e offre indicazioni concrete per la sua attuazione.
1.3 La riforma del Comitato Mondiale per la Sicurezza Alimentare
La crisi dei prezzi alimentari nel 2007 ha riportato le politiche alimentari in cima all’agenda della governance globale. Riprendendo la proposta del 1996 di una Convenzione globale sulla sicurezza alimentare, l’IPC, insieme alla FAO e al gruppo regionale dei governi latinoamericani (GRULAC), ha proposto una riforma del CFS – Comitato Mondiale per la Sicurezza Alimentare tale da trasformarlo nel forum mondiale più inclusivo per il dialogo politico e la coerenza verso la sicurezza alimentare e la nutrizione attraverso la costituzione di un Meccanismo della Società Civile (CSM) basato sui principi di autonomia e auto-organizzazione.
Una proposta alternativa di riforma del CFS (che non ha ottenuto il con-senso per essere approvata) prevedeva di spostare il centro decisionale della governance del cibo presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York e il G8, ossia un tentativo non molto diverso da quello che più avanti vedremo in relazione al Summit dei Sistemi Alimentari del 2021. La riforma del Comitato Mondiale per la Sicurezza Alimentare (CFS) viene adottata nel 2009 e i MAT per la sovranità alimentare facenti parte dell’IPC assumono la leadership nel definire il funzionamento del Meccanismo della Società Civile (CSM) per il CFS quasi interamente costituito dalle organizzazioni che rappresentavano i produttori di cibo su picco-la scala: contadini, pastori, pescatori, etc. La nuova struttura del CSM fu adottata nel 2010 e il primo negoziato del rinnovato CFS con l’attiva partecipazione del CSM ebbe come oggetto la stesura e l’approvazione delle Linee guida volontarie sulla governance responsabile dei regimi di proprietà della terra, della pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale (VGGT). Dopo l’approvazione delle VGGT, seguendo lo slancio della riforma del CFS, la FAO è entrata in una nuova fase di inclusione della società civile nei suoi processi (Gaarde, 2017; McKeon, 2016). Nonostante il CFS venga definito come piattaforma multistakeholder3 nel documento di riforma, la divisione dei ruoli nella definizione dell’agenda e nella partecipazione alla discussione in plenaria riconosceva differenti ruoli agli attori coinvolti. Innanzitutto, la partecipazione del mondo della ricerca veniva circoscritto all’High Level Panel of Experts (CFS –HLPE) che riconosceva uguale dignità alle conoscenze accademiche e scientifiche di alto livello, all’esperienza sul campo, alle conoscenze degli attori sociali e all’applicazione pratica in vari contesti. Il CFS-HLPE aveva il mandato di produrre report su temi prioritari definiti dai governi, dalla società civile attraverso il CSM e dal settore privato attraverso il suo meccanismo auto-nomo ed auto-organizzato, ossia il Private Sector Mechanism (PSM). An-che al CSM era riconosciuto un ruolo di attore con quattro rappresentanti nell’Advisory Group del CFS e in plenaria contro un solo rappresentante per il PSM. Una volta ottenute le linee guida sul diritto al cibo nel 2004, la strategia dei MAT per la sovranità alimentare mirava a discutere l’accesso alle risorse naturali e produttive (per es: terra, semi, acqua, etc) attraverso i diritti collettivi per poi passare a discutere la transizione dell’intero sistema agroalimentare verso l’agroecologia per arrivare alla sovranità alimentare. La riforma del CFS fornì l’opportunità di avanzare su questa agenda, ma subito dopo l’approvazione delle Linee guida sull’accesso alla terra nel maggio 2012, il CFS subì un processo di burocratizzazione nella definizione dell’agenda e delle priorità emergenti, che non riflettevano più le priorità dei MAT per la sovranità alimentare. L’introduzione di un processo di programmazione dell’agenda per gli anni successivi, attraverso la costituzione di un Gruppo di lavoro aperto, Multi Year Programme of Work, ha di fatto implicato il veto su qualsiasi discussione urgente e possibilmente conflittuale con l’agenda dell’OMC, come le risorse genetiche o l’agroecologia. Alla ridefinizione della riforma ha contribuito anche la ri-hiesta dell’Organizzazione Mondiale degli Agricoltori (WFO-OMA), che ha rivendicato ed ottenuto uno spazio di auto-rappresentazione al di fuori dei meccanismi ufficiali del CSM e del PSM (Mckeon, 2015, 2017; Duncan e Zanella, 2016).
Nel biennio 2012-2013, l’IPC ha lavorato per l’approvazione della Strategia FAO per il Partenariato con le Osc (FAO, 2013), che ha trasferito a livello dell’intera FAO una istituzionalizzazione della partecipazione della società civile negli organi di governo in maniera analoga al CFS, che è un comitato che riporta direttamente sia alla FAO che all’Assemblea Genera-le delle Nazioni Unite attraverso il Consiglio Economico e Sociale delle Na-zioni Unite (ECOSOC). All’interno dei processi FAO, a partire dal 2012, l’IPC ha ottenuto: 1) l’approvazione delle Linee guida volontarie per garantire una pesca sostenibile su piccola scala nel contesto della sicurezza alimentare e dell’eliminazione della povertà (SSF Guidelines); 2) sei conferenze sull’agroecologia tra globali e regionali, che hanno riconosciuto l’agroecologia all’interno della FAO; 3) un processo di attuazione dell’art. 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (Itpgrfa) sui diritti collettivi degli agricoltori alle sementi; e 4) una partecipazione attiva alle Conferenze Regionali della FAO.
Quindi, i meccanismi di partecipazione e negoziazione delle Rome Based Agencies (RBA), si sono sviluppati all’interno del framework basato sui diritti collettivi e sulla partecipazione della società civile al dialogo politico (policy dialogue). In oltre venticinque anni dal vertice del 1996, nella FAO sono stati approvati nuovi strumenti internazionali basati sui diritti collettivi al cibo, alla terra, alle sementi e alle risorse naturali che hanno riconosciuto contadini, pescatori artigianali, pastori e indigeni e il modello di produzione agroecologico come assi portanti della produzione del cibo a livello mondiale.
2. Cambiamento climatico e riconfigurazione delle linee di confronto
2.1 Nuovi OGM per l’agricoltura biologica
Il processo di negoziazione del cambiamento climatico COP21 ha trasformato il focus dei processi della FAO, sotto la direzione generale brasiliana di Graziano da Silva: infatti a partire dal 2014, la discussione sull’An-no Internazionale dell’Agricoltura Familiare e il simposio internazionale di agroecologia hanno permesso di cambiare l’approccio storico basato su politiche di modernizzazione agraria e Rivoluzione verde. Nel 2014, la FAO ha celebrato l’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare (IYFF), che ha riconosciuto che l’agricoltura familiare è il modello dominante di produzione agricola. In questo modo, la FAO ha presentato una narrazione diversa che ha sfidato le pratiche discorsive mainstream (World Bank World Development Report, 2008; FAO SoWA, 2016): le piccole produzioni agricole stanno alimentando il mondo in modo sostenibile, mentre nella visione mainstream i piccoli agricoltori rimangono inefficienti e miglio-rare il loro modello di produzione mira a ridurre la loro vulnerabilità al cambiamento climatico.
Il tentativo di reazione dell’agroindustria è stato di includere le Nuove Tecniche di Miglioramento Genetico (New Breeding Techniques – NBT) come un cavallo di Troia all’interno dell’agroecologia, permettendo l’appropriazione della biodiversità globale come la risorsa principale dell’agri-coltura contadina. Infatti, i governi statunitense, canadese e australiano e il settore privato hanno supportato attivamente le raccomandazioni della FAO che incorporavano l’agricoltura familiare e l’agroecologia riducendo la dimensione sociale ed economica a dimensione tecnica, più facile da integrare in un toolbox con altre tecniche senza mettere in discussione il modello di produzione capitalista. Questa ipotesi è stata sostenuta da Louise Fresco (Wageningen University & Research e membro del comitato direttivo del Simposio sulle biotecnologie) durante la sessione plenaria di chiusura:
Come è stato detto molto chiaramente in questo simposio, la cassetta degli attrezzi delle biotecnologie deve essere collegata alla cassetta degli attrezzi dell’agroecolo-gia e coordinata in modo completo e inclusivo. […]. Ciò che è importante qui è che ci allontaniamo dalla visione in bianco e nero di brevetti contro accesso aperto e facciamo in modo che i piccoli agricoltori, i paesi poveri e i consumatori poveri non diventino le vittime di questo dibattito (FAO, 2016, pp. 258-260).
Questa dichiarazione finale della signora Fresco presenta una visione delle politiche di sviluppo rurale che si vogliono promuovere attraverso lo spazio di governance globale, ossia il superamento della definizione di OGM data dal Protocollo di Cartagena, al fine di considerare gli NBT come non transgenici per generare un nuovo quadro normativo che possa superare l’attuale blocco degli OGM. Anche la dichiarazione di chiusura dell’allora direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, riprende il suggerimento di integrare le biotecnologie nell’agroecologia:
Nessun singolo strumento, tecnologia o approccio fornirà una soluzione completa a tutti i problemi che dobbiamo affrontare. Rispondere alle sfide urgenti e diverse del 21° secolo richiederà una combinazione di risposte. E anche le nostre risposte si evolveranno con il progredire delle nostre conoscenze. Signore e signori, abbiamo aperto la porta per discutere e analizzare come l’agroecologia e la biotecnologia possano coesistere e, forse, essere utilizzate come opzioni complementari. Questo è un risultato eccezionale di questo simposio. Si apre una finestra di opportunità per lo sviluppo di nuove tecnologie che potrebbero rendere i settori agricoli più soste-nibili nei prossimi anni. Abbiamo anche concordato che gli strumenti e gli approcci devono essere utili e accessibili agli agricoltori, in particolare agli agricoltori familiari (FAO, 2016:260).
La critica a questa posizione è stata portata da Guy Kastler di La Vía Campesina, unico panelista al Simposio in rappresentanza dei MAT per la sovranità alimentare, che ha sottolineato il fallimento degli OGM nel fermare il declino delle rese della Rivoluzione verde, stigmatizzando il tentativo di riscrivere la definizione di OGM del Protocollo di Cartagena come qualsiasi tecnica di acido vitronucleico. Guy Kastler menziona esplicitamente la possibilità che le NBT offrono di accedere alla diversità delle colture nella loro totalità: questa appropriazione della biodiversità per essere efficace dovrebbe funzionare nell’agricoltura familiare che si basa in gran parte sull’agroecologia, lavorando con la natura secondo principi ecologici. Pertanto, l’agricoltura familiare, in particolare quella contadina, costituisce un serbatoio di risorse naturali e modelli di produzione che non sono ancora completamente catturati all’interno della frontiera in-terna dell’accumulazione del capitale, rappresentando così una grande opportunità per la penetrazione del capitale in agricoltura per espandere le frontiere agro-ecologiche e abbassare il costo della produzione alimentare attraverso una tecnica innovativa che, più che la promessa di aumentare le rese, permetterà l’appropriazione della biodiversità e di tutti i sistemi agricoli. Questa nuova narrazione costruita intorno al cambia-mento climatico, all’agricoltura familiare e all’agroecologia presuppone che gli agricoltori familiari stiano nutrendo il mondo e siano implicita-mente i produttori di cibo più sostenibili ed efficienti. Quindi, per creare le condizioni per intervenire in questo modello agroecologico di produzione, è necessario sottolineare perché gli agricoltori familiari hanno bi-sogno del sostegno delle biotecnologie.
Il simposio della FAO sulle biotecnologie ha portato ad una discussione più approfondita sulla regolamentazione delle nuove tecniche di riprodu-zione, che è stata istituzionalizzata dalla Federazione Internazionale delle Sementi (ISF) durante il suo congresso annuale del 2017: il Congresso Mondiale delle Sementi ISF a Budapest ha riunito 1.680 delegati provenienti da sessantotto paesi di tutto il mondo, con l’obiettivo specifico di riaffermare l’impegno e il contributo dell’industria delle sementi nel trovare soluzioni per un sistema efficace di accesso e condivisione dei benefici come parte del trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche, come dichiarato dal presidente dell’ISF1 Jean Christophe Gouache. Il Congresso ha lancia-to la World Seeds Partnership , uno sforzo congiunto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), dell’International Seed Testing Association, dell’UPOV e dell’ISF per sostenere lo sviluppo del settore delle sementi nei paesi di tutto il mondo, attraverso una rego-lamentazione dei sistemi sementieri armonizzata a livello internazionale. L’armonizzazione della regolamentazione dei sistemi sementieri è urgente, dato che i governi stanno discutendo i quadri normativi per le nuove tecniche di riproduzione. La World Seed Association (WSP) sostiene che i governi adottino un approccio a regolamentazione zero per le tecniche di editing genetico, come gli NBT (come presentato all’evento collaterale del Simposio FAO sulle biotecnologie). Infatti, la WSP ha sviluppato il concept paper “Consistent Criteria for the Scope of Regulatory Oversight”, affermando che questo è un concetto centrale: Le varietà vegetali sviluppate con gli ultimi metodi di riproduzione non dovrebbero essere soggette a una regolamentazione differenziale se sono simili o indistinguibili dalle varietà che avrebbero potuto essere prodotte con metodi di riproduzione precedenti”. Per sostenere la sua campagna, il WSP ha sviluppato un toolkit per guidare la discussione pubblica dei suoi membri per presentare le Nuove Tecniche di Allevamento come un’evoluzione naturale nella sto-ria dell’agricoltura e della selezione umana dei semi. (CorporateEurope, 2018, p.8)
L’ultima parte del toolkit si concentra sulla politica pubblica e sui quadri normativi per le nuove tecniche di riproduzione per promuovere una regolamentazione armonizzata che potrebbe escludere alcune categorie di prodotti dall’attuale regolamentazione sugli OGM, e usare principi scientifici comuni per sviluppare una politica pubblica che dia certezza giuridica ai coltivatori di piante quando adottano soluzioni innovative come le NTB. I MAT per la sovranità alimentare hanno sollevato la questione di come le NBT possano portare a brevettare quelli che vengono chiamati tratti nativi delle risorse genetiche: infatti, la mappatura del genoma di una pianta permette di identificare un gene di interesse per il ricercatore, e se il ricercatore attribuisce a questo gene alcune nuove caratteristiche (resistenza alle inondazioni) esso può essere considerato un’invenzione e brevettato. Una volta brevettati, i diritti di proprietà intellettuale (DPI) possono essere trasferiti a tutti i landraces4 e ai parenti selvatici nel mondo. Per esempio, qualsiasi pianta contenente l’equivalente “naturale” del materiale biologico brevettato può essere brevettata secondo la direttiva europea 98/44/CE: sia la brevettazione dell’informazione genetica che la possibilità di brevettare i tratti dei semi autoctoni sollevano un’importante questione relativa alla digital sequeencing information (DSI), che si riferisce alla componente di informazione contenuta nelle risorse genetiche, o nelle loro parti e componenti. La DSI può essere acquisita da tecnici e può portare alla risintesi delle risorse genetiche in un laboratorio, rendendo inutile l’accesso fisico alla risorsa genetica. La DSI non è inclusa nel ITPGRFA o in qualsiasi altro strumento di accesso ai benefici, ma sta influenzando il suo funzionamento: data la mancanza di governance e di un quadro normativo, lo scambio di DSI elude i requisiti di condivisione dei benefici del Trattato ITPGRFA, anche se può portare ad applicazioni commerciali e alla privatizzazione dei semi tradizionali e delle conoscenze associate.
2.2 Dicotomie della governance globale
La governance globale dell’agricoltura è quindi uno spazio composito dove il contrasto sulla regolamentazione della biodiversità agricola si sta intensificando, dato che la CBD e l’ITPGRFA sono collegati ai nuovi quadri politici in agricoltura discussi nella FAO per affrontare il cambiamento climatico. È su questa linea che, a partire dal 2004, dopo il fallimento del Cancun Round e i negoziati successivi, il commercio internazionale è an-dato avanti attraverso accordi bilaterali di libero scambio (con una frammentazione simile osservata nel GATT), mentre lo spazio per governare la biodiversità è diventato più complesso con i nuovi sviluppi tecnologici e la crescente relazione tra i diversi processi internazionali come la CBD, la FAO, l’ITPGRFA, il CFS e il Consiglio dei diritti umani. La FAO ha organizzato il 2° Simposio Internazionale sull’Agroecologia nell’aprile 2018, con oltre 600 partecipanti provenienti da governi, ONG internazionali, MAT e aziende private, per sintetizzare e costruire sui risultati degli incontri regionali, e fornire un’opportunità per condividere e discutere le politiche che possono aiutare a scalare ed espandere l’agroecologia al fine di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il simposio è stato anche l’occasione per trasformare il processo da dialogo tecnico a politico, con la pressione del precedente direttore generale della FAO (quasi alla fine del suo man-dato) per avere una chiara eredità nei futuri programmi strategici della FAO e nelle iniziative regionali, inviando il risultato finale del simposio al Comitato FAO per l’Agricoltura e poi alla conferenza FAO.
Nella stessa settimana, la 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) si è riunita a Sharm El Sheikh (Egitto), con un chiaro punto all’ordine del giorno sulla DSI; in quell’occasione, una delegazione IPC ha condannato il tentativo di bloccare qualsiasi discus-sione, in quanto:
riducendo le modifiche genetiche così ottenute a semplici “informazioni” smaterializzate per adattarsi agli algoritmi dei computer, l’industria estende la portata dei suoi brevetti a tutte le piante, gli animali o i microrganismi che contengono naturalmente le stesse “informazioni”. Il brevetto sull’informazione genetica associata ai geni che accelerano la crescita dei polli permette quindi l’appropriazione di tutti i polli a crescita rapida naturale! Avevamo sperato che queste informazioni genetiche sarebbero state verificate per vietare questi brevetti sui “geni nativi” (comunicato stampa IPC COP 14).5
Il confronto è in corso e il fatto che i MAT per la sovranità alimentare possano intervenire in modo coordinato in due forum paralleli è un primo tentativo di ampliare la loro organizzazione nello spazio della governance transnazionale dell’agricoltura.
3. La crisi del multilateralismo
3.1. l Summit delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari
Il Summit delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari (UNFSS), tenutosi il 23 Settembre 2021 a New York, è stato convocato dal Segretario delle Nazioni Unite nell’ambito del Decennio d’azione per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) entro il 2030 per arrivare a definire delle game changing solutions in grado di realizzare tutti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ognuno dei quali si basa in qualche misura su siste-mi alimentari più sani, sostenibili ed equi.
Il passaggio dai Vertici Mondiali sull’Alimentazione (World Food Summits) organizzati sotto la guida della FAO dal 1996 in poi, al Vertice U.N. sui Sistemi Alimentari (Food Systems Summit) allarga il mandato delle discussioni dall’alimentazione ai sistemi alimentari dove il termine “sistema alimentare” si riferisce alla costellazione di attività coinvolte nella produzione, trasformazione, trasporto e consumo di cibo. I sistemi alimentari toccano ogni aspetto dell’esistenza umana. La salute dei nostri sistemi alimentari in-fluisce profondamente sulla salute dei nostri corpi, così come sulla salute del nostro ambiente, delle nostre economie e delle nostre culture6. La questione è quindi rafforzare il controllo della governance del cibo da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, che però non riconosce i meccanismi di autonomia e auto-organizzazione per la partecipazione della società civile, come invece avviene nelle Rome Based Agencies – RBAs delle Nazioni Unite (FAO, IFAD – International Fund Agri-culture Development e WFP- World Food Programme) grazie ad oltre due decenni di negoziazioni. Come menzionato in precedenza, in occasione della riforma del CFS nel 2009 e nel biennio 2012-2013, si è discussa sen-za successo la possibilità di creare un mirror bureau a New York per limi-tare l’autonomia del processo a Roma, dopo l’approvazione delle linee guida sull’accesso alla terra.
In questo senso, la nomina a special envoy di Agnes Kalibata (attuale presidente dell’Alleanza per la Rivoluzione Verde in Africa -AGRA, soggetto promotore di istanze biotecnologiche e agroindustriali creato dalla Fon-dazione Gates e dalla Fondazione Rockefeller), incaricata di organizzare il Vertice e dargli direzione strategica, lascia pochi dubbi sulla direzione che si voleva dare al vertice. La prima missione di Agnes Kalibata a Roma a febbraio 2020, durante il Farmers Forum dell’IFAD, ha generato molte perplessità e critiche per la totale assenza di conoscenza dei policy framework approvati negli ultimi venti anni e per i meccanismi di partecipazione multi-attoriale costruiti negli anni. Infatti, gli organi principali che hanno gestito il percorso verso il Summit definendo tematiche e agenda di discussione erano un Advisory Committee, lo Scientific Group e il Champions Group, che si basavano su nomine dall’alto senza criteri tra-sparenti se non una non meglio precisata expertise. Il percorso verso il Summit, con un budget di 20,7 milioni di dollari, è stato guidato da esperti legati a una visione convenzionale della modernizzazione in agricoltura e orientati a discutere di una trasformazione necessaria dei sistemi agro-alimentari senza distinguere le responsabilità del sistema industriale da quello contadino e agroecologico, con il risultato di mettere allo stesso tavolo le multinazionali e le comunità indigene, senza differenziarne il ruolo nella discussione con i governi sulla trasformazione del sistema attuale e bilanciare le differenze di potere e di capacità di partecipazione al processo, quasi esclusivamente online e in lingua inglese. In particolare, le game changing solutions sono iniziate ad emergere da tre tipologie di eventi: i ‘global dialogues’ che dovevano avere luogo a latere di eventi globali sul clima, biodiversità, ecc.; i dialoghi nazionali organizzati dai governi con gli attori rilevanti a livello nazionale; infine dialoghi indipendenti che potevano essere organizzati in maniera autonoma rispettando dei criteri minimi. Questa mobilizzazione multi-livello non era supportata da un processo trasparente per consolidare i risultati e le tematiche delle varie discussioni all’interno del Summit.
In sintesi, il processo verso il Summit ha riprodotto nella forma esteriore i processi di consultazione dal basso dei movimenti sociali (ad esempio usando il termine Peoples’ Summit), svuotandoli però di ogni contenuto trasformativo. Di fatto il Summit non ha assicurato i principi di autonomia e auto-organizzazione che sono alla base dei meccanismi di partecipazione e negoziazione – spesso lunghi ed estenuanti, ma sempre e comunque trasparenti e democratici – che i MAT hanno costruito all’interno della FAO a partire dall’accordo tra FAO e IPC nel 2002 fino alla riforma del CFS del 2009, e alla Strategia della FAO per il partenariato con la società civile del 2013.
Queste critiche al processo del Summit non sono appannaggio dei MAT e delle lettere che Vía Campesina, CSM e IPC hanno inviato al Segreta-rio Generale delle Nazioni Unite, ma gli stessi governi hanno espresso le medesime criticità nella discussione del Comitato di Programma della FAO 129 del novembre 20207, di fatto riportando all’interno del processo istituzionale degli organi direttivi della FAO qualsiasi eventuale raccomandazione del Summit approvata all’unanimità dagli stati membri: “k) ha riconosciuto che il Vertice sui sistemi alimentari dell’ONU 2021 e i suoi risultati attesi, se approvati dai membri, potrebbero sostenere il raggiungimento dell’Agenda 2030 e dei suoi SDG, in particolare l’SDG2, e dovrebbero essere presi in considerazione dai membri, come appropria-to, attraverso gli organi direttivi”. In altre parole, i rappresentanti dei go-verni nella FAO hanno chiarito che i risultati del Vertice solo se approvati da tutti i Paesi potrebbero essere successivamente considerati per la discussione dagli Organi direttivi della FAO, cercando di riportare il processo all’interno dell’effettiva governance degli organi attuali delle Nazioni Unite. Inoltre, lo stesso documento riflette le preoccupazioni del GRULAC sulla mancanza di equilibrio nel processo di preparazione del Summit delle Nazioni Unite: “preso atto con preoccupazione della mancanza di neutralità e di solidità scientifica nel lavoro di alcuni Action Tracks, così come della mancanza di coinvolgimento dei membri, delle incertezze sulla governance e sul processo, incluso il ruolo del Comitato Consultivo, del Gruppo di Campioni, della partecipazione dei membri agli Action Tracks e dei risultati desiderati dal Summit, e ha sottolineato l’importanza del pieno coinvolgimento dei membri nel processo preparatorio”.

Il risultato del summit si è concretizzato in una serie di coalizioni formate da governi e stakeholders per promuovere una lista di soluzioni tra loro contrastanti, con la conseguenza di indebolire l’attuale governance multi-laterale basata su procedure trasparenti. Per poter coordinare l’azione contrastante e poco trasparente delle coalizioni, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha costituto un Food Systems Hub, presso la FAO, incaricato di supportare l’implementazione delle decisioni dell’UNFSS senza creare nuovi organismi, né duplicare gli attuali meccanismi. L’Hub dovrebbe sostenere lo sviluppo e l’attuazione dei percorsi nazionali di trasformazione dei sistemi agroalimentari. Sulla base delle competenze del sistema delle Nazioni Unite a livello nazionale, regionale e globale, l’Hub fornirà sostegno ai dialoghi sui sistemi alimentari e ai percorsi nazionali attraverso il coordinamento del supporto tecnico e politico, su richiesta dei paesi. Sia a breve che a medio termine, l’Hub dovrà analizzare le richieste di assistenza dei paesi e far corrispondere le game changing solutions disponibili alle esigenze dei paesi. Inoltre l’Hub sosterrà anche la rete dei convenor nazionali per continuare a condividere esperienze e conoscenze per migliorare ulteriormente la collaborazione, promuovere l’azione intersettoriale e alimentare la solidarietà globale.
La supervisione dell’Hub è affidata a un gruppo direttivo composto dai direttori di FAO, IFAD, WFP, United Nations Development Coordination Office (UNDCO) e United Nations Environmental Programme (UNEP). Il Gruppo di supervisione si confronterà con l’Ufficio Esecutivo del Segretario Generale (EOSG) e con il Gruppo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile (UNSDG) sul lavoro dell’Hub. Il Gruppo di supervisione informerà e condividerà regolarmente le informazioni sui progressi con i governi, la riunione congiunta informale degli organi direttivi delle RBAs, i presidenti degli organi direttivi delle RBAs, il presidente del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (CFS) e il Forum politico di alto livello (HLPF) attraverso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). L’attuale forma presa dall’Hub sovrascrive i processi multilaterali delle Nazioni Unite limitando gli spazi multilaterali di dialogo tra governi e movimenti sociali, per lasciare spazio agli accordi bilaterali. Di fatto, il modello di governance sottostante l’Hub serve per portare avanti una contro-riforma del sistema di governance mondiale dell’agricoltura e delle risorse naturali, nel tentativo di superare la dicotomia della governance globale tra diritti collettivi e diritti di proprietà intellettuale instaurata ad inizio anni Novanta (Coleman et al., 2004).
4. Conclusioni
L’urgenza del UN Food Systems Summit è la risposta del Segretario Gene-rale delle Nazioni Unite alle crescenti critiche all’insostenibilità dei sistemi alimentari industriali basati sulla Rivoluzione verde. Le stesse negoziazio-ni all’interno del sistema multilaterale come la FAO e la Convenzione per la Biodiversità mettono all’indice l’agricoltura industriale promuovendo agroecologia, agricoltura familiare e altri policy frameworks basati sull’ac-cesso collettivo alle risorse naturali.
Le game changing solutions dell’UNFSS sono anticipate dalla dichiarazione del G20 sull’agricoltura tenutosi a Firenze il 17-18 Settembre 2021: l’obiettivo è entrare nell’era dell’agricoltura 4.0, guidata dai droni e dai big data gestiti e messi a valore dalle grandi piattaforme, in un processo di «uberizzazione» dell’agricoltura che porterà a un’ulteriore concentra-zione di potere economico fra multinazionali agrochimiche e colossi del digitale. L’obiettivo è il rilancio già in atto delle biotecnologie e nuove re-strizioni sulla proprietà intellettuale, che trasformano l’agricoltore in un mero prestatore d’opera, privandolo di qualunque controllo sui mezzi di produzione e instaurando una nuova mezzadria digitale.
In questo senso, il quadro teorico offerto dalla World System Theory di Arrighi (1994, 2007) e dell’ecologia mondo di Moore (2010) ci permettono di comprendere l’attuale passaggio del sistema economico sempre più finanziarizzato come ricerca di nuove opportunità di remunerazione per gli investimenti reali, soprattutto in un settore come quello dell’agricoltura che attraverso il costo di produzione del cibo definisce anche il costo della vita, del lavoro e di riproduzione del sistema economico. Per rendere questo passaggio effettivo, alcuni governi del Nord globale stanno superando il multilateralismo della governance globale dell’agricoltura verso un multistakeholderismo o accordi bilaterali che permettono di promuovere politiche e quadri normativi favorevoli alla maggiore penetrazione del capitale privato nelle politiche pubbliche dei paesi attraverso il sistema internazionale.
- www.foodsovereignty.org ↩︎
- Trade-related Intellectual Property Rights ↩︎
- https://www.FAO.org/fileadmin/templates/CFS_2009/CFS_Reform_Final_en.pdf ↩︎
- Una cultivar locale o una razza animale migliorata con metodi agricoli tradizionali ↩︎
- Fonte: foodsovereignty.org ↩︎
- https://www.un.org/en/food-systems-summit/about ↩︎
- http://www.FAO.org/3/ne222en/ne222en.pdf ↩︎
- https://www.un.org/sites/un2.un.org/files/2022/07/hub_faqs_en.pdf ↩︎
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